L’architrave di ogni costruzione educativa

 

Auguriamo ai nostri lettori un buon mese di Agosto offrendo una stimolante  riflessione di Franco Lorenzoni  per rendere le ferie non solo riposanti o distraenti dalle preoccupazioni  del quotidiano ma arricchite di pensiero positivo e rigenerante.
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Non comprendendo alcuni passaggi chiave della fisica contemporanea, non mi sento troppo diverso da coloro che, all’epoca di Galileo, si incaponivano  a sostenere che la Terra fosse al centro dell’Universo.

Il mondo non è fatto di corpi, di oggetti ma di processi , di relazioni. Ogni oggetto è un gruppo di fenomeni e a livello microscopico ci sono particelle che esistono solo se sbattono da qualche parte, se entrano in relazione, altrimenti non esistono. Non sono possibili previsioni certe, solo probabilità.”Risultati immagini per immagini di Franco Lorenzoni

Questa prospettiva di Werner Heisemberg, raccontata da Carlo Rovelli, non era stata mai pensata prima. Se ci riflettiamo con calma e la accogliamo pienamente, credo cambi un bel po’ di cose. La fisica, anche a chi fatica a comprenderla come me, offre infatti una potente metafora di noi stessi e di ciò che viviamo in famiglia o in classe. Quanti bambini e ragazzi restano invisibili finché non sbattono da qualche parte? Quanti sbattono apposta perché qualcuno si accorga di loro o sbattono forte con gli altri o con ciò che hanno intorno perché qualcuno avverta la profondità di conflitti e sofferenze che li abita? Il punto dov’è più difficile seguire Heisemberg sta nel fatto che, a livello microscopico, non è che l’oggetto quando non sbatte non si veda e non si senta, è che proprio non c’è. Esiste solo nell’impatto, nell’attrito, nella relazione, altrimenti non esiste. Il mondo non è fatto di oggetti, di corpi e di cose, così come ci appare, ma solo di relazioni. Questo ci dice la fisica contemporanea e questo per me è sconvolgente e incomprensibile. Bertold Brecht quando mise in scena il suo Galileo Galilei trasformò la rivoluzione copernicana in metafora della fine di ogni autorità assoluta, indiscussa e inamovibile. Una rivoluzione scientifica, fortemente osteggiata dall’autorità della Chiesa, annunciava sconvolgenti rivoluzioni sociali a venire.

Mi piacerebbe pensare che le scoperte della meccanica quantistica, insieme alle altre rivoluzioni della fisica contemporanea, che minano alla radice il nostro modo di concepire lo spazio e il tempo, ci aiutassero a comprendere che la nostra vita non solo è tessuta e arricchita dalle relazioni che intrecciamo ma è relazione e solo relazione nella sua essenza. Non so bene come ma sento che se ne avessimo piena percezione e cognizione capiremmo meglio perché il dialogo, che vive solo nel momento dell’incontro ed è luogo di mezzo dove la mia idea si intreccia con la tua trasformandosi, potrebbe essere davvero riconosciuto come l’architrave capace di reggere ogni costruzione educativa.

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Il Ministro tace……

 Il nuovo ministro dell’Istruzione Università e Ricerca è il Prof. Marco Bussetti, 56 anni, già insegnante, dirigente I.C., provveditore e poi dirigente ufficio scolastico regionale, docente universitario. Laureato in Scienze motorie col massimo dei voti detiene anche un titolo di specializzazione per soggetti portatori di handicap. Di area chiaramente leghista non ha mai partecipato alla politica attiva ricoprendo sempre incarichi tecnici all’interno del sistema istruzione . Non si hanno per ora dichiarazioni dirette sulle sue intenzioni  riguardo a riforme del settore scuola , solo il programma politico espresso dall’accordo dei  due partiti di governo che prevede  una riforma sostanziale della “Buona Scuola”  verso la quale , a suo tempo,  il prof. Bussetti aveva però espresso apprezzamentoRisultati immagini per immagini Marco Bussetti.

Un silenzio in controtendenza visto come tutti i ministri precedenti si sono sempre affrettati a fare dichiarazioni , non sempre tranquillizzanti per la verità, sulle loro intenzioni di riforma. Cosa dobbiamo dunque aspettarci per i prossimi mesi? Difficile dirlo ma proviamo comunque ad avanzare  osservazioni  e premonizioni.

  • La caratura tecnico professionale del ministro offre  una certa garanzia di competenza in merito alla scuola e questo è un fatto sicuramente positivo. Il prof. Bussetti conosce la scuola dall’interno e sa quali sono le problematiche di insegnanti, studenti e famiglie
  • Essere un buon tecnico tuttavia non depone necessariamente a favore della pedagogia . Stabilire nuove norme o divieti, riorganizzare l’alternanza scuola-lavoro, prevedere la formazione continua degli insegnanti, come da programma di governo, non basterebbe a motivare bambini e ragazzi allo studio che è poi il problema più grosso della scuola.
  • La discrepanza tra le idee personali e quelle dettate dalla politica governativa potrebbero da una parte trasformarlo in un burocrate obbediente e ottuso , dall’altra mitigare i propositi  più marcatamente populisti della stessa. L’attuale silenzio forse non depone a favore della seconda  ma vedremo…
  • Appare comunque lontana l’ipotesi della presa in carico della proposta di legge di iniziativa popolare (L.I.P) da molti anni giacente in cantina e mai degnata dal parlamento del rispetto dovuto ad una proposta che viene dal basso come democrazia vorrebbe. Una scuola che aiuta a pensare non ha fatto comodo ai governi precedenti tanto meno forse a quello attuale. Saremmo felici di ricrederci….

Per ora attendiamo Settembre confidando che con l’inizio del nuovo anno scolastico si svelino i giochi e per l’ennesima volta ci si dica quale scuola è meglio per noi che la viviamo tutti i giorni  ma non possiamo dire come la vogliamo.

Quando la scuola fa i calcoli

 

La riorganizzazione delle scuole in Istituti Comprensivi (Legge n. 97 del 1994) , assieme ad alcuni aspetti positivi quali una maggiore  continuità didattica ed educativa e un  più stabile riferimento per le famiglie, ha prodotto anche conseguenze nefaste  come la competizione   tra le stesse  che ha generato un conseguente processo di aziendalizzazione. Di questo fenomeno abbiamo già detto in altre occasioni ma ritorniamo, nel periodo in cui si stanno componendo le nuove classi prime, a parlare di competizione e iscrizioni. Esistono scuole che, merito certamente del loro lavoro, si accaparrano iscrizioni  e altre che ne perdono. Fin qui tutto normale, i genitori iscrivono i figli nelle scuole che offrono di più. Una politica scolastica di accaparramento  però (non rifiutare nessuno a costo di stipare gli ambienti….) da si lustro al dirigente e fa il buon nome della scuola ma  finisce facilmente per ritorcersi contro  la didattica  e la cura degli allievi con laboratori che si trasformano in aule , ridimensionamento delle attività, minore attenzione al singolo…..Risultati immagini per immagini scuole sovraffollate

Inversamente, scuole che perdono iscrizioni cercheranno di riacquistarle adottando strategie didattiche ed educative che piacciano alle famiglie. Si attrezzeranno per offrire progetti, laboratori (li, gli spazi non mancano….) e quanto altro serva a ritrovare consensi. Dopo averli persi per scarsa offerta educativa però. Anche in tali scuole ci si muove motivati dalla competizione, come in una azienda che deve sopravvivere alla concorrenza, pensando le famiglie in termini di utenza da conquistare anziché di interlocutori educativi . Se si ascoltassero prima i bisogni delle famiglie e degli allievi si eviterebbe di perdere classi.

 La competizione è oggi la molla del tutto: nella lotta per le iscrizioni le scelte si fanno spesso  più in base ai calcoli  che per il bene di  bambini e ragazzi. Si dirà che  è la legge del mercato, ormai  data per scontata e ineluttabile ma in educazione non è così. In educazione non abbiamo contratti da stipulare, abbiamo persone che crescono e  necessitano del migliore impegno etico degli insegnanti , del rispetto di trovarsi al centro delle loro scelte pedagogiche,  della coerenza educativa: se la scuola si muove così come potrà insegnare la gratuità e l’onestà intellettuale? E’ la grande contraddizione della scuola attuale: voler educare e voler ragionare con la logica  del mercato allo stesso tempo. Se anche la qualità di una scuola si palesasse dal numero di iscrizioni questo non potrebbe mai essere il fine dell’azione educativa ma solo la conseguenza naturale di una pedagogia della gratuità.


Cos’è la scuola del gratuito

La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. leggi tutto

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