Arriva il docente tutor

Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha firmato il decreto che approva le Linee guida per l’orientamento scolastico,  previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). All’interno di esso alcune novità importanti tra cui l’istituzione della figura del “docente tutor” nelle scuole secondarie con il compito di migliorare la personalizzazione dell’insegnamento e  contrastare la dispersione scolastica.355.393 foto e immagini di Tutor - Getty Images

Il ruolo di questo docente, che dovrà essere formato e ricevere un compenso aggiuntivo , sarà quello di  seguire “ i ragazzi più in difficoltà e anche quelli con più talento” al fine di “ tirare fuori i talenti, le abilità, le attitudini e valorizzarle”.

Tali docenti, stando alle dichiarazioni ufficiali, dovrebbero entrare in gioco dal prossimo anno scolastico ma ciò , oggettivamente,  appare improbabile visti i tempi per la  loro formazione e le risorse economiche da disporre.

L’idea  in teoria è lodevole anche se occorre capire meglio come verrà realizzata. Alcune battute rilasciate dal Ministro alla stampa lasciano infatti un po’ perplessi. Accanto al  proposito di aiutare gli allievi più in difficoltà vengono dallo stesso espressi concetti che lasciano un po’ spiazzati, come l’affermare che l’arrivo degli insegnanti tutor nelle scuole è la prima applicazione del principio del merito, perché porta a valorizzare i talenti, l’impegno, i percorsi di formazione” e ancora che  “non c’è bisogno di avere un tutor in ogni classe di secondaria di I e II grado”.

Viene infatti da chiedersi cosa centri il principio del merito, che significa sostanzialmente premiare gli allievi più bravi, con la valorizzazione di tutti i talenti e le intelligenze, semmai merito degli insegnanti che la attuano.

Non vorremmo che poi, nell’attuazione pratica, i docenti tutor fossero destinati ad occuparsi principalmente dei talenti degli allievi migliori limitandosi magari a consigliare alle famiglie degli allievi “meno meritevoli” le scuole “a loro più adatte”. A ciò fa pensare anche il fatto che non siano previsti tutor in ogni classe e quindi per tutti gli allievi ma solo in alcune, con quali criteri non è dato di sapere.

A nostro avviso l’insegnante tutor è una figura estremamente importante  dal punto di vista educativo e didattico che deve accompagnare tutti gli allievi affinché sia possibile una concreta valorizzazione di  tutte le intelligenze ed una reale cura e inclusione di tutte le personalità. Proprio per questo, sul modello delle Scuole Democratiche Libertarie, ogni insegnante  tutor può occuparsi non di una classe intera ma di piccoli gruppi di allievi in modo da poterli seguire efficacemente: dunque più tutor in ogni classe. Non sarebbe sovrapponibile con la figura del Coordinatore il cui compito  dovrebbe essere invece quello di raccogliere il lavoro dei tutor per metterlo a disposizione dell’intera equipe  insegnante.

Il dubbio che sia questo che il Ministro intenda lo abbiamo, anche forte. Tuttavia  dare un giudizio negativo a delle presunte buone intenzioni prima che diventino un progetto maggiormente dettagliato, ci sembra inopportuno . Attendiamone gli sviluppi che non saranno prevedibilmente a breve.

 

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Pillole di Pedagogia

Nelle scuole democratiche il numero di regole da rispettare è altissimo e l’autodisciplina di ogni ragazzo sorprende. Le regole vengono proposte, discusse e votate da studenti e insegnanti durante un meeting. La partecipazione all’assemblea è volontaria: ciò significa che spesso è una minoranza ad assistere e a intervenire all’incontro ma ciò che viene votato è legge per tutti…….

Ogni assemblea è gestita da un moderatore scelto tra gli studenti a rotazione  tra coloro che si sono resi disponibili. Il moderatore presenta un ordine del giorno elaborato tenendo conto delle mozioni raccolte durante la settimana tramite appositi foglietti di cui tutti possono usufruire. I temi all’ordine del giorno vengono introdotti e discussi in forma assembleare  e quando l’argomento è analizzato a sufficienza  si passa alla votazione……..

I regolamenti possono naturalmente essere rivisti e cambiati se, con il passare del tempo, risultano inadeguati e insoddisfacenti……

Che cosa accade se qualcuno non si attiene alle regole ratificate dall’assemblea? In questo caso entra in gioco il secondo strumento democratico, ovvero il Comitato di giustizia che può intervenire come parte dell’assemblea oppure come organo indipendente. E’ un organismo composto dai ragazzi stessi che , a rotazione, rivestono questo ruolo. Si tratta di un gruppo di alunni che, con la supervisione di un insegnante nelle vesti di uditore, ascoltano con serietà e pazienza le parti interessate, cercando di farle riflettere e di far capire le motivazioni reciproche……

La centralità dell’assemblea e del comitato di giustizia si riflette nel nome stesso di “scuole democratiche”. In questi laboratori d’apprendimento la democrazia non si studia e non si frammenta all’interno della routine scolastica ma la si vive e la si mette in pratica nella strutturazione complessiva dell’esperienza.

( Tratto da “Liberi di imparare” – F. Codello e I. Stella)

La Scuola che verrà

Avevamo scelto, per il momento,  di non sbilanciarci,  solo sollevando alcuni dubbi sull’idea di Scuola del nuovo governo. Crediamo sia giunto il momento di iniziare a fare qualche considerazione mettendo assieme alcuni fatti importanti accaduti da settembre ad oggi.

Intanto il “merito” su cui il nuovo esecutivo punta con determinazione, a partire certo dal nuovo titolo del Ministero, maStress infantile, cause e come affrontarlo - Cure-Naturali.it concretamente nell’idea di incentivazione degli insegnanti e degli studenti “più meritevoli”. Una Scuola che accrescerà le distanze sociali , una scuola basata  sulla premialità e sul profitto anziché sulla motivazione allo studio e al lavoro.

Poi la soggezione ai dictat tecno-economici europei: un “piano scuola 4.0” che assorbirà centinaia di milioni di euro per una scuola in cui dovrà contare l’apprendimento tecnico informatico degli allievi  inevitabilmente a danno degli insegnamenti  umanistici, di pensiero, di relazione. Un piano scuola pensato per l’economia più che  per l’Uomo.

Sulla stessa linea del merito e dell’efficienza economica si pone l’intenzione di pervenire ad una Scuola differenziata per regioni. E’ il progetto dell’Autonomia Differenziata contenuto nell’art. 143 dell’ultima Legge di Bilancio. Un progetto che accrescerebbe il divario economico e culturale già esistente specialmente tra Nord e Sud aprendo alla sciagurata possibilità di avere in Italia 20 Scuole diverse.

Si delinea così più chiaramente la visione che il nuovo governo intende perseguire. Una  visione che non  libera  potenzialità e intelligenze di tutti,  non genera  cooperazione e senso del bene comune ma si affida ancora e sempre alla competizione, al profitto, all’individualismo.

La Scuola che ne sta uscendo non ci piace: la Scuola del Gratuito è tutta un’altra idea di Scuola.


Cos’è la scuola del gratuito

La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. leggi tutto

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