La vita di classe

La classe è luogo dell’esperienza della gratuità. Si sta insieme e si lavora non per raggiungere il proprio profitto ma per la passione dell’educare e del crescere. [dal Manifesto della scuola del gratuito]

Il problema dell’incontenibilità di molti alunni può essere risolto se ad essi si lascia la possibilità di esprimere il loro vissuto e manifestare le loro potenzialità: sentendosi accolti in modo incondizionato al di là del rendimento scolastico, trovando nell’adulto una persona capace di ascoltarli, non si sentiranno più costretti a fare confusione per attirare l’attenzione, perché l’attenzione di cui hanno bisogno la trovano in altra maniera.

La professionalità dell’insegnante dipenderà dalla sua capacità di saper cogliere e valorizzare le ricchezze e le predisposizioni di ognuno. [dal Manifesto]

Come organizzare, dunque, la vita di classe? Quali strategie adottare? Quali priorità?

Ci siamo resi conto quanto sia fondamentale stabilire delle regole di comportamento all’interno della classe che partano dalla volontà dei ragazzi: innanzitutto, è necessario che gli alunni sentano la necessità di definire delle regole, che siano date in risposta a problemi concreti nati in seno alla classe.

Se, viceversa, le regole vengono stabilite a priori su suggerimento dell’insegnante e queste non rispondono alla sensibilità dei ragazzi, esse rimangono lettera morta, verranno violate continuamente perché non sono nate da una riflessione condotta in prima persona.

Anche la scelta di come organizzare la classe (la predisposizione dei banchi, l’arredo dei muri, i tempi di pausa, il festeggiamento di compleanni ecc..) se condivisa dai ragazzi può essere un momento educativo perché li aiuta a rendersi responsabili della vita di classe.

Si può andare oltre, chiedendo cioè agli alunni quali metodologie adottare (se lezione frontale, dialogica, lavori di gruppo…) e quali argomenti trattare (sapendo bene che non si riesce mai a svolgere tutto il programma, tanto vale far scegliere a loro i temi di maggior interesse).

Attraverso la discussione dei problemi gli alunni apprenderanno i contenuti ma anche impareranno a riflettere, a collegare i vari ambiti del sapere, ad interiorizzare le conoscenze. [dal Manifesto]

Per concludere, adottando tutte queste strategie, il ragazzo si sente chiamato in causa a partecipare attivamente alla vita scolastica, si concepisce attore e promotore del suo processo di crescita e di apprendimento.

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