Il rapporto tra colleghi

Gli educatori scolastici svolgono il loro lavoro in stretta cooperazione in un clima regolato da spiritodi accoglienza e stima reciproca. [dal Manifesto della scuola del gratuito]

I pochi fedelissimi che hanno partecipato all’incontro si sono confrontati sul rapporto con i colleghi.

Tasto triste e dolente, che però è necessario affrontare se vogliamo provare ad instaurare relazioni utili ed efficaci all’interno della classe. Sarebbe auspicabile che l’intero consiglio di classe si trovasse in accordo sui principi pedagogici fondamentali e avesse la stessa prospettiva educativa nei confronti degli alunni. Ma sappiamo bene che non è così: c’è chi considera l’alunno un soggetto da educare a forza a prescindere dalla sua situazione psico affettiva; c’è chi lo considera un numero e a fine quadrimestre i conti (cioè i voti) devono tornare per forza; c’è chi sa già tutto sui propri studenti e non ha bisogno di ascoltare il punto di vista dei colleghi (tantomeno dei genitori); c’è chi paventa l’ora di colloquio mensile con i genitori perché questi non fanno altro che lamentarsi e giustificare il proprio figlio; c’è chi va di fretta, ha chiarito fin dal primo giorno le regole e i diritti-doveri e si aspetta la massima collaborazione dalle famiglie (che tradotto significa: “non intralciate il mio lavoro e il mio programma”). Insomma, ce n’è di tutti i tipi, la casistica è infinita e a ciascun modello possiamo affiancare almeno il nome di un collega.

Ma noi non ci incontriamo per scoraggiarci ulteriormente, bensì per trovare strategie per uscire dall’atteggiamento rassegnato di chi ormai le ha provate tutte.

In primo luogo, sta a noi trasformare il c.d.c. in un’occasione di confronto vero: al collega che si lamenta sul comportamento degli alunni dobbiamo presentare quella che è la nostra lettura dei fatti e cercare di coinvolgerlo per trovare nuove linee di intervento. Crediamo sia più efficace soffermarci sul caso specifico, cercando di dare nuove risposte, piuttosto che discettare sui massimi sistemi pedagogici a priori. Se all’interno di un c.d.c. intuiamo la possibilità di collaborare anche con un solo collega, ecco che diventa più facile proporre all’intero gruppo di insegnanti una nuova linea d’intervento già individuata col collega. E’ infatti diffuso un atteggiamento di superficialità davanti a tematiche pedagogiche, preferendo non affrontare i problemi in modo serio ed efficace. Se invece viene presentato con convinzione un nuovo approccio al problema, probabilmente alcuni insegnanti si schiereranno dalla tua parte.

E’ utile cercare di avere le ore di buco sovrapposte a quelle del collega col quale si condividono le stesse linee pedagogiche, per poter aver tempo di discutere e decidere gli interventi.

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