Il rapporto tra insegnanti e famiglia

La famgilia, ente educativo primario, non è cliente della scuola ma sua stretta collaboratrice nell’educazione. La scuola chiede la partecipazione attiva della famiglia ai progetti educativi e alla scelte metodologiche [dal Manifesto della scuola del gratuito].

Abitualmente la famiglia viene sentita come un peso, un’intrusione nel normale andamento didattico. Si cerca di lasciarla fuori dalle questioni scolastiche, viene tollerata la sua presenza solo il tempo necessario dei colloqui e una richiesta di colloquio supplementare da parte di un genitore è vista come una minaccia alla tranquillità psico-fisica dell’insegnante.

Nonostante gli altisonanti proclami dei POF circa la collaborazione scuola-famiglia, l’insegnante è sempre più convinto che la didattica sia un affare suo e che la famiglia non sia in grado di essere portatrice di proposte. Al più, essa può essere interpellata per “eventi speciali” e solo con un ruolo di assenso a quanto già deciso dal c.d.c.

Tantomeno, la famiglia non viene interpellata neppure per la stesura del PEI, dimostrando che la scuola ha la presunzione di sapere tutto anche sui ragazzi con disabilità e di poter dire sempre l’ultima parola in merito alla loro educazione.

Dopo anni in cui la famiglia si sente messa da parte e sente svuotato il ruolo affidato agli organi collegiali e ai rappresentati dei genitori, è normale che in quel breve spazio di tempo lasciato dal c.d.c. ai rappresentati di classe, essi non abbiano mai nessuna proposta da avanzare.

Secondo la scuola del gratuito, invece, la famiglia è una grande risorsa che va valorizzata; i colloqui con i genitori sono l’occasione preferenziale per conoscere il vissuto famigliare del ragazzo e per stabilire insieme strategie d’intervento.

Gli educatori scolastici si pongono in attento ascolto della famiglia recependone anche tutte quelle indicazioni relative agli aspetti affettivi, di sensibilità, di sofferenza, di spiritualità, di solidarietà, di interiorità dei propri figli che alla scuola possono più facilmente sfuggire [dal Manifesto].

Da qui la proposta di condure il colloquio con le famiglie non con una sterile comunicazione dei voti e del rendimento scolastico, ma chiedendo loro di far conoscere aspetti personali della vita dei ragazzi per poterli capire meglio e proporre attività didattiche più in sintonia con il loro vissuto e le loro attitudini.

Una proposta concreta per ottenere collaborazione con la famiglia è di chiedere ai genitori di compilare una “scheda di valutazione” del proprio figlio che tenga conto di aspetti che agli insegnanti possono restare sconosciuti, quali l’interesse manifestato per la materia in oggetto, l’autonomia nello svolgere i compiti a casa, i progressi che i genitori hanno osservato rispetto all’anno precedente, le attitudini personali del figlio e le difficoltà famigliari.

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1 Response to “Il rapporto tra insegnanti e famiglia”


  1. 1 web site 19 luglio 2013 alle 19:33

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