Star bene a scuola si può

Incontro del 6 settembre 2010

Dopo la pausa estiva eccoci di nuovo in forma smagliante, pronti a ricominciare!

Molte sono le aspettative per questo nuovo anno scolastico e alcuni di noi hanno in mente di provare a sperimentare qualche nuova strategia discussa ed esaminata durante gli incontri dei mesi precedenti.

Giovanna, che quest’anno ripartirà come maestra prevalente in una prima elementare, vuole applicare le strategie pedagogiche di Danielle Jasmin, insegnante che ha sperimentato il Consiglio di cooperazione all’interno della sua classe. In questo speciale consiglio i bambini, sotto la guida del maestro, decidono le regole in modo collettivo (come ci si comporta quando si scendono le scale, come si fa a intervenire in classe, quali giochi sono permessi durante la ricreazione e così via).  In questo modo il bambino capisce che c’è un consiglio a cui rendere conto e che ci sono delle responsabilità collettive;  si viene pertanto a spezzare la relazione duale alunno-insegnante e si apre il bambino ad una dimensione collettiva delle relazioni.

Sulla stessa linea di Giovanna per favorire una vita scolastica partecipata, Angelo, che insegna matematica nella scuola media, proverà a creare un consiglio di istituto, formato da due ragazzi eletti per ciascuna classe, il quale dovrà pronunciarsi in merito ad alcune decisioni della scuola, come ad esempio la scelta della destinazione della gita scolastica e la sua organizzazione.

Giuliana proverà a sperimentare le verifiche senza voto nella sua classe di scuola primaria, convinta che il voto esaspera la competizione e aumenta l’ansia diminuendo di fatto i risultati.

Ferdinando cercherà forme nuove di collaborazione con i genitori, basate sull’idea di renderli partecipi del processo conoscitivo e valutativo dei ragazzi. Per questo cercherà di coinvolgere tutto il consiglio di classe. Continuerà comunque anche lui nella proposta di una valutazione senza voto (cosa che sperimenta già da diversi anni).  In una recente lettura  ha trovato conferma di quanto professato e praticato già da tempo. Il libro in questione è di Leo Buscaglia, Vivere amare capirsi, nel quale si riporta l’esempio di un professore americano che invece della solita valutazione numerica scriveva in fondo al compito una lettera indirizzata allo studente nella quale lo lodava per le buone idee espresse ed eventualmente sottolineava gli errori o le imperfezioni. Incoraggiati da una tale valutazione, gli studenti hanno dimostrato nel tempo una maggior cura e attenzione nello svolgimento dei compiti.

Silvia, che finalmente è passata di ruolo e potrà forse contare su una maggiore stabilità d insegnamento, cercherà di lavorare sulla motivazione allo studio dei ragazzi proponendo metodologie stimolanti e appassionanti per apprendere senza dover ricorrere ad azioni coercitive o a motivazioni estrinseche e non gratuite.

Daniela, che quest’anno finalmente nella sua sede definitiva insegnerà tecnologia a ben nove classi, penserà a tenersi a galla e a destreggiarsi tra le decine di genitori che incontrerà nei colloqui mensili. Dato le poche ore a disposizione in ciascuna classe, il compito più difficile per lei sarà riuscire a costruire relazioni improntate alla comprensione delle svariate esigenze dei ragazzi (ma, conoscendola, siamo sicuri che ce la farà!).

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