Recensione di:

Leo Buscaglia, Vivere, amare, capirsi,        A. Mondadori (1984)

Una entusiasmante raccolta degli interventi più famosi di Buscaglia, chiamato “Dottor love” negli Stati Uniti dove ha insegnato pedagogia nella University of Southern California.

Una appassionata riflessione sul mistero delle relazioni umane, per svelarci come nella loro complessa semplicità sia nascosto il segreto per una vita felice e armoniosa. Tanti sono i temi toccati nelle sue lezioni, ma quello che ci interessa nella prospettiva della scuola del gratuito è l’identikit del vero insegnante, secondo la definizione che ne da’ Carl Rogers: “io non credo che qualcuno abbia mai insegnato qualcosa a qualcun altro. Contesto l’efficacia dell’insegnamento. L’unica cosa che so è che chi vuole imparare impara. Un insegnante, al massimo, è uno che facilita le cose, imbandisce la mensa e mostra agli altri che è eccitante e meravigliosa e li invita a mangiare.”

Continua Buscaglia, a commento di quanto citato: “E’ il massimo che possiate fare…non potete costringere qualcuno a mangiare. La gente in fondo è autodidatta. La parola ‘educatore’ deriva dal latino ‘educare’, verbo simile a ‘edùcere’ che significa guidare, condurre. Dobbiamo aiutare gli insegnanti a diventare esseri umani e a capire che sono soltanto guide. Se si renderanno conto di questo, riusciranno nella scuola, perché un giovane subito riconosce una guida.” Proseguendo a delineare il compito del vero educatore, Buscaglia afferma che solo quando si possiede una conoscenza immensa e un amore sconfinato si possono donare agli altri; “perciò la mia responsabilità nei confronti di me stesso è rendermi immenso, pieno di conoscenza, pieno d’amore, pieno di comprensione, pieno d’esperienza, pieno di tutto, perché possa dare tutto a voi e perché possiate servirvene per incominciare a costruire.”

Bisogna però stare ben attenti a cosa Buscaglia intende per conoscenza: “l’essenza dell’educazione non consiste nell’imbottirvi di fatti, bensì nell’aiutarvi a scoprire la vostra unicità, nell’insegnarvi a svilupparla e poi mostrarvi come dovete donarla.”

In una società basata sul successo e il profitto ad ogni costo, che misura la cultura in termini di nozionismo questo messaggio ci suona quantomeno anacronistico, eppure risulta l’unica via possibile per incoraggiare ognuno di noi a diventare un essere umano unico.

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