Promossi e bocciati

A volte sento  colleghi di una certa esperienza scolastica affermare con un velo di ostentata nostalgia che oggi a scuola non si boccia più nessuno. Si tratta evidentemente di un’estremizzazione. Aldilà del poco o del molto che può essere anche soggettivo, di fatto  la bocciatura esiste . Esiste  nell’ordinamento scolastico dalla primaria alle superiori espressa in  termini razionali e asettici ; esiste nuda e cruda col suo nome comune nel linguaggio degli insegnanti e soprattutto nelle famiglie in cui evoca pensieri ed emozioni  più inquietanti.

Ma è davvero indispensabile la bocciatura? Per cercare di superare l’annosa contrapposizione proviamo a guardare l’altra faccia della medaglia, quella migliore: perché esistono i promossi?

Promuovere ha il senso di “favorire la crescita” e in tal senso tutti i ragazzi andrebbero “pro-mossi” a meno che  diciamo di non voler far crescere quelli che non hanno raggiunto gli obiettivi stabiliti, che sarebbe una bestialità educativa. Lo scopo della scuola e degli insegnanti è proprio quello di cercare di far crescere tutti gli allievi. Chi è pro bocciatura afferma normalmente che essa serve proprio a tale scopo dando agli studenti meno maturi ulteriori occasioni di ripasso e di apprendimento. Ma allora perché viene chiamata bocciatura? Perché non si chiama anch’essa promozione? Forse perché agli studenti e alle famiglie suona più come un colpo di boccia in testa che come una spinta verso l’alto? Forse perché gli stessi non si sentono “favoriti nella crescita” perdendo i riferimenti relazionali dei compagni (quelli realmente promossi) trovandosi a ripetere con insegnanti nuovi le stesse cose che hanno già rifiutato l’anno precedente? Diceva il grande pedagogista Celestin Freinet: “non si può dar da bere ad un cavallo che non ha sete”. Dare nuove occasioni di crescita aiuta certamente a maturare ma la ripetizione della sfida  nelle stesse, se non peggiori,  condizioni che ne hanno determinato il fallimento può definirsi una “nuova occasione di crescita”?  Biografie di scienziati illustri quali Leonardo o Einstein ( che la nostra scuola avrebbe probabilmente classificato come “allievi che  combineranno poco nella vita”)  ci dicono  che è il successo  a creare fiducia in se stessi  e a stimolare le potenzialità individuali.  Il problema non sarà mica che la scuola non è capace di far nascere la sete, di creare successo, di dare fiducia , di proporre occasioni vere  di crescita per tutti? Non sarà mica che quando “boccia” la scuola in realtà boccia se stessa?

Cari navigatori del gratuito, aspettiamo le vostre considerazioni.

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