Un mese senza voto

Ci piace offrirvi questa interessante e coraggiosa

iniziativa di un gruppo di maestri bolognesi

riguardo la scuola senza profitto.

Tratto da La Repubblica ed. Bologna,  28 febbraio 2012.

Rinunceranno a dare i sette e gli otto, anche i dieci, nei compiti e nelle verifiche.

Per un mese.

Per far vedere, ai genitori e ai colleghi, che i bambini magari stanno meglio con un insegnamento non competitivo, che non traduce il loro essere in un numero.

Il “mese del non voto” è l’iniziativa lanciata dal Cesp, Centro studi per la scuola pubblica, ad aprile.

Una proposta venuta fuori al convegno sulla “Didattica resistente” che si è tenuto sabato 25 febbraio alle scuole Fortuzzi  e che ha riunito oltre cento insegnanti di scuola primaria, in gran parte bolognesi.

L’idea è promossa da maestri da sempre contrari alla reintroduzione dei voti nella scuola elementare voluta dal ministro Gelmini.

“La maggior parte di noi non li usa durante la pratica scolastica se non nell’assolvimento burocratico della scheda di valutazione – spiega Gianluca Gabrielli, voce del Cesp –

Però molti insegnanti hanno ripreso a usarli in maniera massiccia, peggiorando la relazione didattica e favorendo una competizione assurda”.

 Di qui la campagna per una “didattica intelligente, con l’obiettivo di far provare a colleghi e a genitori (e bambini) l’esperienza di una motivazione costruita sulla qualità della didattica e non sulla minaccia della sanzione”.

 Viene da citare quanto appare nel sito delle scuole Longhena: “Dare il voto in numeri ai bambini è come voler misurare il cielo con un righello”.

Senza scomodare il maestro Alberto Manzi, che al posto del voto scriveva, provocatoriamente, con un timbro: “Fa quel che può, quel che non può non fa”.

“Smettiamola di dare i voti” è una delle tre campagne culturali che i maestri “resistenti” hanno deciso di lanciare nelle scuole.

Le altre riguardano il test di valutazione Invalsi (dimostreremo “la povertà culturale dei test” e che la scuola a quiz non funziona, dicono gli insegnanti) e il rilancio dell’adozione alternativa dei libri di testo, con percorsi didattici che partono dai bambini e dal loro contesto.

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