Bocciare? No grazie!

Eh si! Come ogni anno arrivati a questo punto è ora di tirare i bilanci. Normalmente lo si fa cercando di capire se gli studenti hanno saputo trarre profitto dalla frequenza scolastica, come responsabilità esclusiva di aver “voluto” o “non voluto ” imparare ciò che gli insegnanti hanno cercato loro di trasmettere. E’ raro  in verità sentire in qualche consiglio di classe gli insegnanti compiere anche un’autovalutazione su ciò che hanno offerto ai propri ragazzi, sul modo di farlo,  sulla coerenza educativa e sull’adozione o meno di strategie comuni. Di fatto bocciare un ragazzo, si sa, è una sconfitta innanzitutto della scuola e degli insegnanti; perché il ragazzo è come è, come il suo percorso, le sue situazioni di vita , la sua educazione familiare, i suoi problemi personali lo hanno portato ad essere. Ma la scuola è lì apposta per promuoverlo, cioè per “muoverlo in avanti”, per aiutarlo a crescere; e raramente ciò  coincide con il fermarlo alla stessa classe arretrandolo nel tempo, nelle relazioni e nelle motivazioni. Spesso la bocciatura è un’arma che gli insegnanti usano per minacciare o come rivalsa a volte come “messaggio forte” per il ragazzo stesso o  per la famiglia. In ogni caso il messaggio è sostanzialmente uno: “volente o nolente devi cambiare, ti costringo a cambiare”. Ma è una povera illusione. Ogni buon educatore sa che tali atti di forza creano, soprattutto nei ragazzi più difficili, reazioni di chiusura ulteriore, vivono cioè la bocciatura come una rappresaglia, aumentando il senso di rabbia e di isolamento. Allora che fare, tutti avanti nella scuola che premia gli sfaticati? Oppure c’è un altro modo di intendere la scuola per cui in essa si impara a divenire responsabili e interessati, più che imparare tante nozioni? Si tratta di ribaltare il senso comune della pedagogia scolastica. Oggi la società non ha più bisogno di un ente che valuti e misuri la quantità di sapere trasmesso quanto una scuola che educhi e accompagni la crescita dei giovani motivandoli  ad un sapere  critico-riflessivo, interiorizzato. Che la bocciatura non sia una strategia vincente lo dicono ultimamente diversi studi statistici. Ve ne presentiamo ancora uno tratto da “Orizzonte scuola” del 28/12/2011.

La bocciatura non è una strategia vincente

Danneggia gli studenti ne riduce l’impegno scolastico e mina la fiducia nelle proprie capacità. A sostenerlo è uno studio pubblicato sul British Educational Research Journal dai ricercatori dell’Università di Sydney (Australia), coordinati da Andrew Martin.

Lo studio è stato svolto su un campione di 3261 studenti delle scuole superiori ed è emerso che i ripetenti erano meno motivati rispetto agli altri compagni e tendevano a fare più assenze. Ma i danni riguardano anche la sfera psicologica, infatti  questi studenti mostravano un livello di autostima più basso. Piuttosto che ricorrere alla bocciatura gli studenti in ritardo dovrebbero essere fatti oggetto di azioni mirate che li aiutino a recuperare rispetto agli altri studenti.

”Molti studenti perdono l’anno a causa di questi problemi, non solo per la mancanza di successi scolastici – ha affermato Andrew Martin -. Il nostro studio dimostra che, al di là dell’età, del sesso o delle capacità degli studenti, la bocciatura non rappresenta una strategia vincente”.

Intervenite sul tema:

Come la pensate?

Ci sono eccezioni nelle quali è comunque bene del ragazzo la bocciatura?

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3 Responses to “Bocciare? No grazie!”


  1. 1 Daniele 1 giugno 2012 alle 19:32

    Concordo pienamente con quanto affermato nell’articolo. Resta però forte il mio “malessere”: come mi comporto oggi, nell’attuale sistema scolastico? Dopo aver condiviso più volte le mie idee con i miei colleghi, dopo avere dato il massimo per tentare di non lasciare indietro nessuno, ammetto che con alcuni ragazzi ho/abbiamo fallito, non sono/siamo riusciti a “pro-muoverli”. Le cause sono evidenti: la mia limitatezza, la mancanza di collaborazione, l’assenza di un progetto comune, il modo errato di far scuola. E ora, alla fine dell’anno cosa faccio? “Promuovo” ragazzi che hanno appreso poco o niente (almeno per quanto riguarda le mie discipline) o li “boccio” perché non abbiamo raggiunto l’obiettivo (sapendo che molto probabilmente non servirà a nulla). Cosa è giusto, oggi? E’ proprio difficile non farsi risucchiare dalla logica del profitto …

    • 2 Ferdinando 5 giugno 2012 alle 23:12

      Eh si, il sistema del profitto è ben oliato e strutturato. Sembra impossibile cambiarlo o perlomeno ci fa intendere che lo sia ma non lo credo vero. Cominciamo a “promuovere”, a dialogare con i ragazzi, ad accompagnarli, a dedicare più tempo alle persone che sono, cominciamo a proporre strategie educative comuni nei C.d.C (magari ignorate o rifiutate all’inizio, ma noi non ci si arrende….)cominciamo a stabilire dei patti di responsabilità con i ragazzi e proporre la loro promozione su tale base; e poi inventiamo tutto ciò che può dimostrare che la Gratuità è più forte del profitto. Per uscire dalla logica del profitto ci vuole creatività, non basta la razionalità. Ogni insegnante del Gratuito dovrebbe essere un pioniere in tal senso, e i pionieri sono gente coraggiosa.

  2. 3 rosario 12 giugno 2012 alle 19:28

    tutto quello che viene descritto nell’articolo è ciò che ciascun insegnante deve fare durante l’anno scolastico. Però il promuovere senza realtà è bugia che aggrava le sensazione di autostima della persona. Bisogna pensare alla bocciatura come reale insuccesso parziale che noi e il ragazzo doppiamo accettare senza perdere l’ottimismo di riuscire, senza perdere per primi noi la stima verso la persona e verso noi stessi. Se il discorso che costruiamo con i nostri alunni e sincero e reale, allora essi sapranno seguirti e soprattutto sapranno accettarlo. Se non si è trovata la giusta strada non si può far finta di essere in quella giusta, l’onestà intellettuale ma l’onestà in generale è l’insegnamento principale e l’analisi primaria che ti consente di fare le cose come esse sono. Il cammino umano e intellettuale di ogni persona è , e non può essere altrimenti, continuo. Quindi non si può andare da 1 a 3 essere passati dal 2.


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