Scuola:diritti e qualità

 

La scuola italiana è in stato di agitazione; studenti delle scuole superiori  e  insegnanti di ogni ordine e grado cercano di difendere ciò che della scuola rimane dopo le riforme Gelmini. Tagli ai fondi , aumento dell’orario di insegnamento , perdita di posti di lavoro sono, come noto, i fronti della protesta di chi a scuola ci vive e  vede progressivamente impoverire la sua capacità educativa ed il suo ruolo democratico. Se è in pericolo la scuola è in pericolo la società stessa.

Tuttavia l’opinione pubblica è incerta, per quell’idea radicata che gli insegnanti lavorino già poco e costituiscano una categoria privilegiata alla quale tutto sommato non è male chiedere qualcosa in più. Mentre i sindacati ribadiscono legittimamente i diritti dei lavoratori e il rispetto dei contratti c’è una parte d’Italia che ritiene ciò solo una difesa corporativa di antichi privilegi. E in un momento di crisi come questo in cui sono tante le famiglie  che pagano il prezzo maggiore, questo dubbio non fa bene alla scuola.

In questo senso la protesta degli studenti a fianco degli insegnanti può aiutare a far comprendere che l’agitazione della scuola non è un fatto di  semplice interesse di categoria, neanche solo del basilare e  legittimissimo mantenimento del  posto di lavoro e di uno stipendio ma una preoccupazione anche più grande per una qualità della scuola in caduta libera. Qualità che significa futuro per i giovani e serenità per le famiglie, per quelle stesse che oggi sembrano non comprendere il fermento in atto. La qualità della scuola non si fa senza diritti dei lavoratori ma i diritti dei lavoratori hanno bisogno di una scuola di qualità. Occorre forse un nuovo linguaggio sindacale che sappia coniugare gli uni e l’altra aiutando le famiglie a comprendere che se la scuola, nonostante tutto, in questi anni è andata avanti è grazie allo spendersi spesso gratuito di insegnanti motivati e vicini agli studenti e alle famiglie, insegnanti che credono nel loro lavoro e sono preoccupati non solo per se stessi ma per quei ragazzi che incontrano ogni giorno. Un nuovo linguaggio sindacale che sappia attirare l’attenzione dell’opinione pubblica non solo a colpi di disagio provocato dagli scioperi ma anche attraverso un discorso di bene comune che leghi ogni lavoro e i giusti diritti dei lavoratori  alla migliore qualità del servizio offerto alla società. La scuola ha bisogno di alleanza sociale, delle famiglie in particolare,  più che  ogni altro settore. La scuola è un bene comune che  occorre promuovere insieme. Se i diritti degli insegnanti sono messi al servizio di una migliore qualità della scuola, difendere quei diritti  diviene interesse anche delle famiglie.

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