Otto a tutti in pagella

Una collega ha deciso di dare otto a tutti in pagella . La preside e il Consiglio di classe hanno approvato a patto di  giustificare la scelta.

In una scuola dove si lavori per motivare e non per premiare  il merito, la cosa è normale.

Farlo in altre scuole significa  isolarsi e perdere ogni possibilità di dialogo con i colleghi.pagella

La preoccupazione maggiore sono  ” i bravi” che in tal modo  non riceverebbero secondo la pedagogia scolastica corrente una adeguata ricompensa al loro impegno.

Aldilà che l’ essere tali   spesso dipende da una serie  fortunata di situazioni come l’educazione famigliare o certe doti naturali che non possono costituire merito semmai privilegio (altrimenti non essere nati in una buona famiglia o non avere  quei talenti costituirebbe un demerito ?), i “bravi” non hanno neppure un  bisogno così vitale di gratificazione  traendone  già dallo studio proficuo  con soddisfazione  e stima di se stessi.

Bisogno che hanno invece ” i somari” che con tutti gli sforzi possibili non riescono mai a sedersi alla pari con i compagni “bravi”.

Ragionando in termini meritocratici i voti hanno un loro  senso perché devono  stimolare il raggiungimento del traguardo, pur sapendo che esso sarà tagliato solo da pochi,  attraverso il premio o l’umiliazione.

Meritocrazia e pedagogia del Gratuito sono  pensieri distanti. 

Nella Scuola del Gratuito non ha importanza raggiungere un traguardo ma ogni ragazzo  taglia il suo traguardo. Nella Pedagogia del Gratuito la sfida non è con gli altri ma con se stessi, per crescere, amare il sapere, vedere i colleghi come amici di percorso e non come avversari, per liberare i propri doni ad utilità comune e non usarli come strumenti di dominazione.

Credere che una “sana competizione ” faccia bene alla crescita della persona è una frase ad effetto ma che significa in realtà? Fin dove si mantiene sana la competizione quando in ballo ci sono  la stima nella propria persona, la promozione o la bocciatura, la pace famigliare?

Se invece conta solo la persona, competere con le altre ( al di fuori del puro divertimento) non ha alcuna motivazione pedagogica. Allora, evviva l’otto per tutti ma anche il 10 o il 6, in attesa che i voti perdano finalmente di significato.

Apriamo un dibattito su questo: e benvenute le opinioni diverse dalla nostra.

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