Invalsi: colpo di mano

Il sistema istruttivo basato sul profitto tenta sempre più di trasformare la scuola  in azienda confondendo  educazione e  produttività. Ciò che per la scuola del profitto appare  importante è misurare ,creare standard, non importa se   corretti o meno, purché  diano come risultato una discriminazione   meritocratica per dividere i bravi dai somari, le scuole competitive da quelle che perdono tempo ad educare.Vi proponiamo, sul tema,  una sintesi dell’articolo di Marina Boscaino e Bruno Moretto dell 20 Febbraio scorso su MicroMega che ci appare interessante e stimolante..

 

Accade che, con un colpo di mano – a Camere sciolte – PDL e Lega (il PD non ha partecipato al voto), su pressione del governo, hanno dato parere favorevole in Commissione Istruzione del Senato al DPR sul sistema nazionale di valutazione, che si fonda sul potere del Ministro, sull’azione discrezionale di una propria diretta emanazione (l’Invalsi) e che intende rendere studenti e insegnanti, saperi e pratiche didattiche, subordinati alla valutazione basata sui test.

Anche coloro che non hanno a che fare direttamente con la scuola sanno che il tema della valutazione è uno dei più controversi e problematici, che hanno infiammato rigurgiti di partecipazione e di protesta in questi anni complicati e difficili su tanti fronti. La “vulgata” neoliberista, allo stesso modo di quella di un incauto uomo della strada, pensa che tali proteste siano state animate da un acritico rifiuto da parte del mondo della scuola (desideroso di conservare – sic! – i propri presunti privilegi) di qualsiasi forma di valutazione. Dal tentativo di rimanere – come ci ha accusati di essere il premier uscente – corporativi e impuniti.

Non è così. Il percorso della valutazione nel nostro Paese, nonostante i numerosi richiami al taumaturgico “ce lo chiede l’Europa”, è stato molto lontano e differente da quello dei Paesi europei che, almeno dagli anni ’80, studiano e investono su questo tema, individuando in esso uno degli  istrumenti principali per determinare interventi e cambiamenti migliorativi nei propri sistemi scolastici.

L’introduzione in Italia della valutazione degli apprendimenti degli studenti risale al Ministro Moratti (Dlvo 286/2004).

Il ministro Fioroni nel 2007 inserisce i test Invalsi di lingua e matematica nell’esame di Stato di terza media, ma prevede una valutazione di sistema a campione.

La Gelmini, si propone di imporre a tutti gli studenti la somministrazione di tali prove al fine di costruire un’anagrafe degli studenti che li segua nel loro percorso scolastico. Cade il principio della valutazione di contesto; viene messa in discussione la competenza primaria dei docenti sulla valutazione in nome di una presunta oggettività dei test. Seguono tre anni di introduzione surrettizia dei test Invalsi e le proteste che molti ricorderanno di genitori, studenti e docenti.

Il governo Monti nomina sottosegretaria all’istruzione con delega alla valutazione proprio la Prof. Elena Ugolini, dirigente del Liceo privato Malpighi di Bologna.

Il 24 agosto 2012 il Consiglio dei Ministri emana una bozza di DPR contenente il regolamento sul Sistema Nazionale di Valutazione, che  ripropone il modello del 2008: tutto il potere al ministro e all’Invalsi, scuole oggetto di valutazione e non protagoniste, test obbligatori per studenti e scuole.

Il 15 febbraio la Commissione Istruzione del Senato dà parere favorevole a maggioranza nonostante l’assenza dichiarata dall’aula della delegazione PD.

L’autonomia scolastica, costituzionalmente sancita, continua ad essere sotto attacco: la scuola deve essere restituita alla sua funzione di istituzione dello Stato (come la magistratura), che persegue fini di interesse generale e sottratta alla funzione di servizio che le scelte politiche ed amministrative le hanno attribuito dal ’93 ad oggi. Non sono bastati i pareri critici del Cnpi e addirittura del Consiglio di Stato. Certamente la data del 28 febbraio, in cui scadranno i decreti di nomina dei commissari straordinari di Indire e Invalsi, che – insieme al corpo ispettivo – costituirebbero il Sistema Nazionale di Valutazione, e la scadenza della data di presentazione delle candidature alla presidenza dei consigli dei due organismi motivano la fretta di Profumo. Che sta perciò tentando – a Camere sciolte – di far passare come “attività ordinaria”.
Il giro di vite che Profumo ha tentato su Invalsi,  è inaccettabile. È bene che docenti e studenti siano consapevoli del rischio che stiamo correndo. Perché – se tutto andasse secondo la volontà del ministro uscente – si determinerebbero condizioni tali da annullare anni di mobilitazione. E – soprattutto – c’è la necessità di affrontare un tema così importante partendo dalle proposte operative concrete del mondo della scuola.

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