Il teatrino degli esami

esami-maturita-2013-lunedì-3-giugno

Ci si appresta come ogni anno al solenne rito degli esami. Passata di scena la prova di 5° classe nella scuola primaria,  rimangono gli esami di terza media e quelli della maturità superiore. Quasi a voler compensare la scomparsa dell’esame di 5°, quello di terza media è stato reso alquanto impegnativo: cinque prove scritte e un colloquio orale su tutte le materie. In relazione all’età un esame più complesso di quello di maturità o  di laurea. Certo la teoria per cui gli esami devono mettere alla prova l’allievo, perché le prove fanno crescere e comunque è necessario testare la maturità dei giovani prima che entrino nel mondo delle responsabilità sociali, ha sicuramente un fondamento. Il dubbio semmai viene guardando come sono pensati e realizzati: contenuti da sapere, saper ripetere o saper commentare, meglio se secondo il pensiero guida dell’insegnante. La maturità che la società dovrebbe verificare  viene così falsificata sia da un tipo di apprendimento “canalizzato”  sia dal conseguente disinteresse della maggior parte degli allievi per la maggior parte di quei contenuti. Ogni insegnante inoltre conosce bene cosa sa o non sa ogni suo allievo; lo ha seguito per anni , nel bene o nel male, e non ha certo bisogno di nuove prove per scoprirlo. Gli esami divengono con ciò un’ enorme finzione collettiva in cui allievi , insegnanti e commissari  esterni  recitano la parte assegnata: i primi dimostrando di aver bene imparato il copione, i secondi emettendo giudizi di cui conoscono già l’approssimazione e  la presunzione , i terzi controllando che l’apparenza   del sistema sia salva. Quale maturità si può verificare con un esame in cui l’allievo può solo rispondere a  domande dalla soluzione obbligata? Ed è davvero una prova temprante quella a cui viene sottoposto o una semplice prova di  resistenza allo stress? Occorre uscire da questo teatrino antiquato degli esami per ridare senso a tutta la scuola, perché tutta la scuola, la vita di classe, i programmi, le valutazioni, i rapporti con le famiglie e con gli allievi, in fondo, dipendono dagli esami finali, convergono verso quell’unica  meta che è il riuscire a superarli. Perché invece non trasformare gli esami in occasioni di ricerca? Chiedere ad esempio agli allievi  di affrontare temi di loro scelta (o scelti assieme ai propri insegnanti in relazione al  tipo di scuola frequentato) compiendo vere ricerche sperimentali in cui mettersi  davvero alla prova, che siano la somma , il compendio di tutto ciò che hanno sviluppato nel proprio percorso scolastico, non solo in termini di conoscenze ma di capacità progettuale,di fantasia, di capacità tecnica, di capacità analitica e critica,  di espressione, di lavoro cooperativo, etc….; una sorta di  tesi di laurea che esprima davvero la maturità del candidato, il suo pensiero,il suo lavoro, la sua intelligenza. Un esame in cui gli esaminatori ascoltino più che chiedere ; che serva ad accrescere il piacere per la conoscenza negli allievi ma anche tra gli stessi insegnanti, questi ultimi sempre più demotivati da un sapere trasmesso ma non ricevuto dai ragazzi. Un esame  capace di trascinare tutto l’indotto precedente in una nuova visione di scuola dove non si ripetono sempre e solo  le stesse nozioni astratte,gli stessi programmi, ma si impara a ricercare, a pensare e ad esprimere i propri talenti per la propria felicità e per il bene comune.   Attendiamo i vostri commenti……..

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4 Responses to “Il teatrino degli esami”


  1. 1 Paolo Scorzoni 28 giugno 2013 alle 19:36

    Articolo bello e sentito. Mollte scuole si stanno già muovendo nella direzione indicata. Soprattutto l’orale è il frutto di una attività di ricerca su un argomento a cui il candidato è particolarmente interessato: la droga, la bulimia, il calcio, l’auto, la danza, la guerra sono stati alcuni degli argomenti che hanno portato i miei alunni quest’anno. All’esame non si valutano le conoscenze, già valutate nel corso dei tre anni che lo hanno preceduto, ma le competenze, il modo cioè in cui gli studenti sanno approfondire un argomento utilizzando le conoscenze e le abilità acquisite nelle differenti discipline; anche la legislazione vigente va in questa direzione…

    • 2 Ferdinando 29 giugno 2013 alle 14:39

      Fa piacere sentire la presenza di qualche idea ed esperienza più aperte.
      Purtroppo non bastano le nuove indicazioni per il primo ciclo ad aprire la mente degli insegnanti, anche perché non molti le hanno lette a mio parere. In ogni caso è difficile sradicare certe mentalità perché significa che noi insegnanti dobbiamo accettare di cambiare anche il modo di fare lezione…… Comunque complimenti. Si può sapere in quale scuola insegni Paolo?

      • 3 Paolo Scorzoni 29 giugno 2013 alle 15:06

        Io insegno nella scuola media di Lusia in provincia di Rovigo. Io non sarei così pessimista. E’ vero che ci sono molte realtà che faticano a cambiare ed è altrettanto vero che il cambiamento in Italia fatica a diventare sistema, ma ti assicurao che in Italia, anche se a macchia di leopardo, ci sono molte scuole all’avanguardia. Un saluto

  2. 4 Ferdinando 1 luglio 2013 alle 22:45

    La scuola ha bisogno di insegnanti come te . Spero di poterti incontrare al convegno . Potrebbe essere una buona occasione per creare una rete di esperienze e unificare le forze. Intanto buona estate. Ferdinando Ciani


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