Bisogni Educativi Speciali o Diritti Educativi Specifici?

La rivista Handicap & Scuola ha promosso a Torino Sabato 7 Dicembre un Convegno per discutere di “Bisogni Educativi Speciali  e di Pedagogia. Una giornata di formazione e confronto con l’obiettivo di riaffermare le risorse e la dignità dell’insegnamento al di là della cultura dell’emergenza e promuovere il valore dell’integrazione degli alunni con disabilità come risorsa. Il convegno si proponeva di ridare priorità alle scelte educative e didattiche degli insegnanti presentando strategie positive di inclusione, favorendo lo scambio di esperienze didattiche per superare la medicalizzazione dei bisogni educativi.

Ci sembra significativo riportare alcuni punti salienti del Convegno stesso tratte dall’intervento di Ermanno Tarracchini: “Cambiare la scuola davvero si può. L’occasione è data proprio dagli alunni cosiddetti disabili, in difficoltà o in svantaggio socio culturale; giovani stranieri, portatori di culture, lingue e religioni diverse. Tutti portatori di Diritti Specifici e non Bisogni Speciali……...la traduzione in italiano del termine -concetto inglese Special needs  in Bisogni Speciali  non è appropriato. Infatti alla luce del Forum mondiale dell’UNESCO sull’istruzione-Dakar 2000- che ha definito il principio dell’educazione per tutti ,  ogni persona , bambino, ragazzo  o adulto, deve poter usufruire di opportunità educative specificamente strutturate per incontrare i propri bisogni basilari di educazione.  La traduzione più appropriata dovrebbe essere quindi  Diritti Specifici  e non Bisogni speciali  “.

A noi della Scuola del Gratuito ciò appare estremamente importante perché comporta  un cambio di ottica educativa e di prassi scolastiche che diventano più legate alla positività e al valore della persona che non ai suoi limiti, a ciò che lo separa dagli altri . Mentre i Consigli di Classe stanno divenendo fabbriche di Piani Didattici Personalizzati c’è il rischio di creare cammini medicalizzati  per certi allievi dimenticando che tutti gli allievi sono  e debbono essere inseriti in un unico cammino che è la comunità di classe.

Conclude Alain Goussot:una scuola che mette al centro l’alunno , tutti gli alunni, una scuola di tutti, per tutti, che permette a tutti, ciascuno  secondo le proprie capacità, le proprie caratteristiche e i propri bisogni, di apprendere  e di accedere all’istruzione, ai saperi e alle conoscenze necessarie per diventare cittadini.

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