Non un campo di gare ma un giardino

Presentiamo qui un contributo di Nerina Vretenar sullo stesso tema della meritocrazia in relazione al  progetto “MI merito”. Crediamo importante riflettere ancora su quella che viene presentata come una soluzione positiva del problema della motivazione degli studenti nella scuola e che nasconde nel termine suadente di meritocrazia (chi  può osare di sostenere qualcosa contro il merito?) il perenne tentativo del sistema del profitto di escludere che si possa lavorare, studiare, impegnarsi  per Gratuità. La Gratuità infatti mina alle basi il sistema stesso perché incrina le regole fondamentali del Liberismo  di Adam Smith  su cui oggi è fondata la nostra economia.

Si celebra con pubblicazioni e trasmissioni TV il   maestro Alberto Manzi, quello che, assieme a tanti
maestri e maestre MCE, si rifiutava di dare i voti e scriveva su tutte le pagelle dei suoi alunni “Fa quel che può, quel che non può non fa”.  Intanto si viene a sapere di un progetto sostenuto dal Ministero che si chiama “Mimerito” consistente  nella distribuzione di medaglie ai “migliori”. Un articolo  su La Stampa riferisce che sono in arrivo in ogni classe “40 distintivi metallici, smaltati  e dal disegno accattivante. Ci sono gli Scudetti  d’eccellenza riservati al rendimento scolastico, le Stelle di condotta d’oro e d’argento e i Brevetti di impegno personale come riconoscimento per la buona volontà e l’impegno… il kit comprende anche i tabelloni da appendere in classe sui quali per tutto l’anno vanno scritti i nomi degli alunni che  hanno conquistato i premi…La cerimonia di assegnazione dei premi avviene periodicamente, il distintivo viene indossato sul grembiule nelle  scuole primarie o appuntato sul diario nelle secondarie di primo grado.”L’articolo riporta anche l’opinione dell’ideatore di Mimerito che sostiene che poiché oggi “si vive di  status symbol del tutto slegati dal merito” lui intende, con questa iniziativa, “restituire un contenuto, un senso agli oggetti che amiamo avere ed esibire.”Senza ripetere discorsi fatti mille volte sul dovere della scuola di base di includere tutti e tutte rispettando la dignità e la diversità di ciascuno (la povertà di pensiero che sta dietro la promessa pioggia di medaglie non lo merita) mi limito a condividere una prima impressione. Com’è vecchia e triste e povera e priva di attrattive la scuola delle medaglie che quella proposta configura.Triste perché somiglia troppo a una pista grigia e spoglia in cui si corre tutti nella stessa direzione come in un girone infernale.Triste perché ci sono i primi e gli ultimi che spesso restano tali per sempre, perché l’ allenamento non può modificare sostanzialmente la muscolatura di cui ciascuno è dotato.Triste perché molti non si appassioneranno mai a gareggiare per una misera medaglia e altri si sentiranno a disagio pensando che ogni medaglia vinta è una medaglia sottratta al vicino.Triste perché chi inciampa e cade rimane fuori gioco e chi corre per la medaglia non può fermarsi a soccorrere chi inciampa e cade.

 Senza spendere parole su  cos’ è la scuola per noi (perché l’abbiamo spiegato mille volte e perché la povera proposta delle medaglie al merito non merita una risposta articolata) direi solo che la scuola che cerchiamo di fare vorremmo somigliasse non a una pista ma a un grande giardino.

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Un giardino in cui si può andare in tante direzioni. Un giardino in cui

ognuno/a può muoversi e esplorare secondo il suo ritmo, correre ma

anche camminare e saltare, e fermarsi e arrampicarsi. Un giardino da esplorare

per il piacere di esplorare, in tanti modi diversi, in cui correre per il  piacere di

correre, anche insieme, fianco a fianco. 

Un giardino in cui chi non ce la fa a camminare viene sorretto e aiutato, in cui l’impresa di uno è

 festeggiata da tutti e la nuova scoperta di ognuno messa a disposizione degli altri.

Senza bisogno di medaglie.

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1 Response to “Non un campo di gare ma un giardino”


  1. 1 Angelo 24 marzo 2014 alle 23:55

    quale commento (anche se un pò lungo…) mi sembra adeguato riportare un articolo apparso in rete qualche tempo fa in merito ad una ricerca svolta in inghilterra;se si ha la pazienza di leggerlo, è un’altra ulteriore conferma della validità della proposta della scuola del gratuito

    Il narcisismo e la competizione dilagano tra i ragazzi, eliminando empatia e solidarietà

    GB – La rivista Psychology Today ha pubblicato una ricerca dello psicologo Peter Gray del Boston College, che ha trovato che oggi fino al 70% dei ragazzi è `malato´ di narcisismo, fenomeno che sta raggiungendo dimensioni epidemiche.
    La situazione è molto grave, perchè al narcisismo si accompagna l’egoismo e la mancanza di empatia e di solidarietà.
    Il narcisismo, spiega lo psicologo, è una visione `gonfiata´ di sé, in cui gli altri diventano solo un mezzo per raggiungere i propri scopi o un ostacolo ad essi. È un disturbo con ricadute non solo sociali ma anche individuali, spiega Gray, perché impedisce di rapportarsi con gli altri e di stringere delle relazioni profonde ed emotivamente stabili.
    La ricerca è stata fatta con l’aiuto di due questionari:`Narcissistic Personality Inventory (NPI)´ per misurare i livelli di narcisismo e `Interpersonal Reactivity Index´ per stimare l’empatia di una persona.
    Secondo lo psicologo una delle cause sono le continue lodi che i bambini sin da piccoli sono abituati a ricevere e che li fa sentire `speciali´, e in qualche modo superiori rispetto agli altri.
    Inoltre già nei primi anni di scuola il bambino è sottoposto ad una competizione esasperata, non solo in classe ma anche nello sport e nelle attività extrascolastiche in generale.
    Per questo tutti i potenziali amici o compagni di gioco diventano avversari da combattere, invece che amici con cui divertirsi rispettandosi reciprocamente.
    Lun, 20/01/2014 – 19:40


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La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. leggi tutto

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