Di chi è l’integrazione?

 

Lo sappiamo e ne siamo fieri: il sistema scolastico italiano è all’avanguardia nel mondo intero sul tema dell’integrazione  dei soggetti con disabilità. Sappiamo anche tuttavia che si tratta di una integrazione ancora spesso teorica, sulla carta, in quanto troppe sono le situazioni reali in cui questi nostri ragazzi non accedono pienamente ai diritti di istruzione e di educazione in relazione alle proprie potenzialità. Il sistema scolastico appare infatti ancora troppo proteso ai programmi, alla competizione, alle misurazioni per potersi “fermare” e accogliere come un dono , come un valore coloro che a tali standard  non possono ambire.

 

Foto alunno

Anzi , nella scuola basata sul Profitto  essi risultano sovente di impiccio alla classe perché tendono a rallentare i ritmi sostenuti che gli insegnanti  ma spesso anche certi genitori vogliono  per ottemperare  ai sacri comandamenti del dio “produzione”. Così finisce che mentre l’insegnante spiega cose per i “normali”  i diversi debbano allontanarsi dalla classe con l’insegnante di sostegno o con l’educatore per realizzare il proprio programmino. Anche se tutti sappiamo che l’insegnante di sostegno, per norma, non è l’insegnante del ragazzo disabile ma un insegnante di classe a tutti gli effetti.  Dario Ianes ipotizza nel suo  saggio “L’evoluzione dell’insegnante di sostegno: verso una didattica inclusiva”  una soluzione naturale e consona alla legislazione vigente. In pratica la sua tesi è questa: se nonostante le norme prodotte l’insegnante di sostegno non è mai divenuto realmente insegnante per tutta la classe  si rende  necessario un ulteriore passo nella specifica dei ruoli . In particolare  occorre sganciare la figura dell’insegnante di sostegno da quella del singolo allievo  affidandogli compiti più generali riguardo l’integrazione in classe, come esperto e promotore di metodiche  e tecniche educative e didattiche inclusive. Detto in modo semplice, l’attenzione dell’insegnante di sostegno passa da Pierino ai colleghi per aiutarli a  gestire in modo inclusivo  la classe in cui è presente Pierino. E’ davvero un concetto nuovo che può far la differenza in termini di valorizzazione non solo di  Pierino ma anche di tutti i suoi compagni perché capace di spostare l’attenzione dal “limite” al “dono”. Non sarà più un singolo insegnante a prendersi cura di lui  ma tutti gli insegnanti e tutti i compagni, inaugurando un sistema di reciprocità virtuoso che arriverà a contagiare i rapporti tra tutti i membri della classe. Sicuramente un cambiamento di tale portata non può essere indolore e privo di problemi da risolvere; ma non è questo ciò che interessa al momento che viene partorita una nuova idea. Interessa solo pensare se questa è un’idea che porterà felicità e crescita alle persone, i modi poi si trovano. E noi siamo certi che ogni volta che l’azione educativa avvicina le persone  si da spazio alla Gratuità e all’Amore che non sono altro che i precursori della Felicità. E’ un’idea sulla quale riflettere: il dibattito è aperto.

 

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2 Responses to “Di chi è l’integrazione?”


  1. 1 Carla Sotgiu 25 aprile 2014 alle 20:18

    Sono un’ insegnante di sostegno della scuola primaria.
    Ho maturato la convinzione che, oggi più che mai, tutti i docenti soprattutto se di ruolo, dovrebbero essere chiamati a seguire il percorso di specializzazione per il sostegno.
    In questo modo capirebbero che;
    a) i sempre più presenti BES nelle nostre classi necessitano di percorsi didattici alternativi e integrati per dare risposte adeguate alle domande che gli alunni ci pongono e non la semplice compilazione di un PDP;
    b )si attuerebbe il principio di intersoggettività e collegialità tra tutti i colleghi, indispensabile a sviluppare progetti didattici basati sulle reali esigenze degli alunni;
    c) si comincerebbe a considerare l’insegnante di sostegno come un collega e non come un palo a supporto dell’alunno certificato di turno.
    Purtroppo constato quotidianamente la scarsa volontà di acquisire nuove prospettive e nuovi sguardi rispetto alle realtà delle nostre classi, noto un senso di liberazione se arriva un insegnante di sostegno, non a collaborare, ma a liberare la classe da situazioni che rallentano o impediscono lo svolgimento del “programma” a causa della presenza dell’alunno che “ha problemi”.
    La situazione, che so essere diffusa, meriterebbe di essere affrontata in modo serio, non per risolvere il presunto senso di frustrazione degli insegnanti di sostegno ma per superare e risolvere situazioni che ogni giorno ostacolano la reale inclusione di tutti i bambini nella scuola.
    Grazio per lo spazio che mi mettete a disposizione
    Carla

    • 2 Ferdinando 27 aprile 2014 alle 17:19

      Grazie a te Carla,: con il tuo intervento confermi ciò che pensiamo e cioè che l’integrazione non si fa solo accogliendo un allievo in classe ma che occorre riconoscerlo come valore. E ciò non è possibile se non avviene un lavoro mirato di tutti gli insegnanti , non solo di quello di sostegno. Occorre passare dalla inclusione topografica alla valorizzazione. Se non si valorizzano i doni individuali in modo che tutti possano riconoscerli non ci può essere vera integrazione. Un abbraccio Ferdinando


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