INVALSI e liberismo

Avevamo pochi dubbi sul fatto che il neo ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, di dichiarato pensiero liberistico, intendesse incrementare  la meritocrazia e la competizione all’interno della scuola.

La notizia di alcuni giorni fa, apparsa sulla stampa, ci ha colto ugualmente di sorpresa:  la ministra intenderebbe infatti legare il rinnovo del prossimo contratto di insegnanti e presidi ai risultati dei test INVALSI.Ministro Giannini a Catania

Non è chiaro il meccanismo con cui ciò dovrebbe avvenire e se sia possibile dal punto di vista costituzionale,  ma vengono subito alla mente alcune riflessioni che anche il più liberista dei liberisti non potrebbe non fare : viste le statistiche a livello nazionale, gli insegnanti e i dirigenti del nord Italia avrebbero un contratto diverso, nettamente più favorevole e/o sicuro di quelli del sud. Quisquiglie se a Napoli, Palermo, Catanzaro  lavorano in condizioni sociali che  spesso non gli permettono neppure di far lezione.

Ammesso anche (ragionando per assurdo) che i test INVALSI siano il miglior modo per valutare la bontà delle scuole (siamo certi che non è così e lo abbiamo più volte espresso…) come si può concepire l’idea aberrante che per far “ funzionare “ bene insegnanti e dirigenti occorra metterli gli uni contro gli altri? Perché è ciò che accadrebbe.

Immaginatevi insegnanti di serie A e di serie B e   presidi che dovranno vigilare su questi insegnanti per spingerli a migliori performance, pena un richiamo scritto o la segnalazione al ministero. Ma dove finisce la libertà di insegnamento? Dove gli auspici delle nuove indicazioni per il primo ciclo di una scuola che lavora in armonia per il bene della persona?

Ciò che fa paura  è che in tale logica, persone così intelligenti, che provengono dal mondo accademico e vengono eletti ministri, non siano capaci di distinguere la produzione di un barattolo di pelati dalla formazione di una persona.

Fa paura e fa vergogna.

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2 Responses to “INVALSI e liberismo”


  1. 1 Cristina 14 maggio 2014 alle 11:58

    Forse legare la valutazione degli insegnanti solo alle prove invalsi è troppo riduttivo, ma possibile che, mentre nel “resto del mondo civile” gli insegnanti sono valutati con varie modalità, in Italia si alzino sempre delle barriere ad ogni tipo di valutazione? Nel Nord Europa, ad esempio, gli alunni e i genitori valutano con dei questionari i propri insegnanti, e non mi sembra che nessun insegnante abbia gridato allo scandalo!
    Se la ritenete una strada percorribile, voi insegnanti, quella di avere una valutazione (e voi stessi potrete a vostra volta valutare il vostro Dirigente), proponete delle modalità che vi sembrano il più oggettive ed eque possibili.
    Se invece ritenete di essere intoccabili, allora questo è un’altro paio di maniche…

    • 2 Ferdinando 14 maggio 2014 alle 23:31

      Hai perfettamente ragione Cristina. Si tratta di trovare i criteri , i parametri attraverso cui valutare che possono essere adottati internamente ( da alunni , genitori, , insegnanti) o dall’esterno (ispettori). L’importante è che si valutino tutti gli aspetti educativi, non solo alcuni, e soprattutto che essi vengano rapportati anche ai fattori sociali e ambientali in cui insegnanti e scuola si trovano ad operare. Perché diverso è che l’insegnante si trovi ad insegnare a Napoli o a Torino; se si valutano solo i risultati è chiaro che l’insegnante di Torino sarà sempre avvantaggiato nella valutazione. La resistenza degli insegnanti ad essere valutati è dovuto anche al fatto che oggi in moltissime realtà essi pagano già in prima persona lo scotto del degrado sociale tentando di educare dove lo stato è latitante, sostituendo le funzioni di genitori, psicologi, assistenti sociali, senza considerazione e senza compensi adeguati a quell’Europa che tu citi. Poi ci sono anche quelli che approfittano come ovunque ; io che di anni di insegnamento ne ho parecchi posso dire però di non averne trovati così tanti.


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