La buona scuola di Renzi

 

 

Era stata  già anticipata non come la solita riforma ma come una vera e propria rivoluzione scolastica, l’uovo di Colombo cioè la soluzione evidente a cui nessuno aveva mai pensato . Finalmente ufficializzata, ora abbiamo  gli elementi per esprimere  un  commento .

Alla luce dei sei capitoli in cui la proposta è suddivisa non sembra possibile esprimere un unico pensiero sull’insieme per cui  è meglio procedere per passi.

L’introduzione   evoca  concetti suadenti come “valorizzazione degli innovatori naturali” cioè quegli insegnanti che già si impegnano a migliorare la scuola , “affiancare al sapere il saper fare “,  creare laboratori , sbarazzarsi della burocrazia etc…

Apprezzabile ( primo capitolo) il buon proposito di spendere 3 miliardi di euro per assumere circa 150.000 insegnanti (tra cui 26.000 di sostegno) chiudendo le Graduatorie ad esaurimento. Gli insegnanti sarebbero destinati ad entrare in un “organico dell’autonomia” gestibile dalle scuole per ampliare l’offerta formativa, coprire le cattedre scoperte, abolire le supplenze esterne.

Sulla carriera degli insegnanti e sulla loro valutazione ( capitoli 2 e 3 ) val la pena di spendere qualche parola in più. La progressione economica degli insegnanti verrebbe affidata al merito oltre che all’anzianità di servizio. Un gruppo di esperti dovrà studiare le competenze che gli insegnanti devono possedere dopodiché questi saranno obbligati ad una formazione in servizio e valutati da un nucleo di valutazione interno alla scuola facente capo al dirigente di istituto e ad una nuova figura  il docente Mentor che avrà il compito di coordinare e sovraintendere alla formazione dei colleghi. I docenti che non risultassero sufficientemente impegnati verrebbero incoraggiati ad andarsene in scuole dove il livello medio è più basso per poter rientrare in quel 66% di insegnanti premiati con scatti stipendiali. Ciò chiaramente  alla faccia del diritto degli studenti alla continuità educativa e didattica.

Quanto detto risulta eticamente inaccettabile per gli insegnanti di cui traspare, tra le righe, una concezione abbastanza deteriore: persone senza una dignità professionale disponibili ad azzannarsi  per qualche euro; e  questo per creare un’elite di docenti a scapito di altri in una sorta di guerra tra poveri.

In tutto ciò ai Presidi verrebbe dato un potere simile a quello che avevano prima  dell’avvento degli organi collegiali (1974) quando attraverso la concessione delle  “ note di qualifica “ detenevano il ruolo di padroni degli insegnanti e della scuola. Secondo la riforma Renzi avrebbero infatti possibilità di assumere direttamente gli insegnanti graditi, di rovinare la carriera  a quelli non graditi, di conferire incarichi, conseguentemente di esercitare un potere enorme a livello di organi collegiali con conseguente perdita di democrazia all’interno della scuola.

Ammesso e non concesso che il merito vada premiato ( ma che cos’è il merito? Su questo ci siamo espressi in altre occasioni….) su quale base , con quali criteri una commissione, un preside o chiunque altro potrebbe valutare il lavoro di classe di un insegnante?

Non so a voi cari lettori ma a noi viene subito da pensare ai test INVALSI. Saremo troppo sospettosi?  

Ogni scuola dovrà redigere poi un “progetto di miglioramento” che coinvolgerà insegnanti e studenti mentre dei genitori non c’è traccia seppure, eufemisticamente, qualche passo più avanti  si parli di coinvolgere maggiormente i genitori. Ma forse ciò che si intende si trova nel capitolo 6 quando si parla del reperimento fondi oltre che da imprese e fondazioni anche da parte dei liberi cittadini ( famiglie?) .

A livello didattico ( capitolo 4) non sembrano emergere novità importanti: un po’ più di Arte, di informatica , di educazione fisica e di lingue. Qualche accenno all’incremento delle materie economiche nelle scuole superiori , del lavoro per laboratori e delle esperienze di lavoro in sinergia con le imprese private che ne guadagnerebbero in incentivi fiscali (capitolo 5).

Ci sarà occasione di ritornare sull’argomento anche perché il mondo della scuola si sta muovendo e reagendo ed è verosimile pensare che non avremo un anno scolastico “monotono”. La dignità degli insegnanti  e della scuola non può essere fatta  merce di scambio  .

Occorre ricordare ai nostri politici che se, nonostante l’azzeramento delle risorse da essi stessi decretato e i grandi problemi sociali delle nostre città, la scuola è andata avanti mantenendo comunque un livello  dignitoso,  lo si deve al grande sforzo educativo e alla coscienza civile degli insegnanti.

Insegnanti molto migliori di quello che  credono.

 

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