Ragazzi che danno da fare

Allievi numerosi e volumi ristretti; ogni movimento diviene invasione dello spazio vitale dell’altro e produce una reazione uguale e contraria, a catena, che inevitabilmente si traduce in agitazione scomposta, in  sommovimento continuo che impedisce ogni forma di profondità.

Tenerli fermi per cinque ore in quei  banchi, in quello spazio che non supera spesso il metro quadrato con pochi attimi di libertà  è una specie di tortura alla quale alcuni riescono a sottostare, altri no; e gli effetti diventano evidenti quando il limite personale si scontra con l’obbligo di immobilità e di attenzione.Foto alunno Ragazzi già difficili per una storia personale poco felice, spesso pieni di tensioni da liberare, di bisogni vitali da esprimere, finiscono con l’esplodere e far esplodere le classi.

La scuola dell’ordine e della disciplina  conosce  un solo rimedio: soffocare, contenere, impedire. E’ la scuola del sapere inculcato, delle regole imposte, della mancata fiducia e della scarsa responsabilità.

Se Mario non ce la fa a stare in aula intere mattinate non è prevista  possibilità di scelta. Mario diventa allora uno di quei  ragazzi che danno  filo da torcere, che bisogna “obbligare a comportarsi in modo corretto” perché “dovrà pure imparare a controllarsi e a sottostare alle regole ”.

La scuola ha paura della libertà, della fiducia , delle relazioni, del benessere, perché è figlia della società del profitto che vede la persona in funzione del suo prodotto e non dei suoi doni. Il risultato è una scuola che genera poca felicità, poca responsabilità, e poca cultura. La felicità innanzitutto, perché senza di essa diventare responsabili è più difficile, non c’è forza per affrontare la fatica del crescere, dell’imparare, del rispettare. I ragazzi che più danno  da fare in classe sono proprio quelli che stanno meno bene dentro di se’,  a cui più mancano sicurezze, riferimenti, coscienza dei propri doni ; cosa  gliene importa di imparare centinaia di pagine di libri se si sentono male dentro?

Occorre una scuola capace di armonizzare la cultura con i bisogni vitali dei giovani, il sapere con la libertà di apprendere, la classe con il movimento, la storia con il teatro, la grammatica con il gioco, la matematica con la creatività, la musica con il ballo. Allora  non avremo più bisogno di obbligare Mario a star seduto al suo banco.

Se non riusciamo a trasformare la scuola in  un luogo di ricerca della felicità, la scommessa della scuola stessa sui giovani andrà ancora e ancora  perduta.

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1 Response to “Ragazzi che danno da fare”


  1. 1 ferdiciani 19 ottobre 2014 alle 22:21

    a proposito di felicità e scuola, riporto un articolo apparso questa estate su di un sito di informazione scolastica

    Insegnare la Felicità: ecco l’Educazione Positiva

    Nelle scuole di alcuni paesi del mondo si sta facendo strada la cosiddetta Educazione Positiva, un approccio formativo psicologico basato sulla felicità ed il benessere degli studenti.
    Esempi ne sono il liceo Geelong in Australia che ha sviluppato un intero programma di insegnamento per promuovere il benessere degli studenti ed aiutarli a vincere la depressione, il liceo Lerchenfeld di Amburgo, dove i professori insegnano esercizi pratici per far sviluppare nei loro studenti senso di appartenenza alla comunità, autostima, e consapevolezza delle proprie capacità.

    angelo


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