Il bombo non può volare ma vola

Parliamo questa volta  di un’esperienza montessoriana di scuola statale del primo ciclo  in Alto  Adige che dimostra come sia possibile l’ ” impossibile” cioè trasformare le mortifere aule delle nostre scuole statali in luoghi in cui gli studenti apprendono per il piacere di apprendere e gli insegnanti ritrovano la motivazione al loro lavoro di educatori. Bastano in fondo poche scelte fondamentali perché si inneschi un processo virtuoso di trasformazione da scuola della costrizione a scuola della responsabilità e della cooperazione.  La sintesi è tratta da una presentazione della sua direttrice Heidi Niederkofler.

 

L’attuazione del principio base di Montessori “Aiutami a fare da solo” si fonda sulle risposte che si possono dare all’individuo con sostegno al lavoro indipendente, seguendo ogni ragazzo nel suo percorso di crescita. I materiali, i molti libri sono sempre accessibili e l’ambiente è preparato secondo un concetto di ordine. Tutti gli spazi sono accuratamente preparati, al fine di consentire al massimo la scelta personale. Nella primaria le risorse aggiunte hanno permesso di istituire almeno due ore al giorno di lavoro libero, con la co-presenza di due insegnanti a disposizione degli allievi per ogni esigenza e soprattutto per incontri individuali.  Ogni lavoro libero nasce nel plenum, un cerchio con cui si apre e si conclude il lavoro della giornata: in partenza ogni ragazzo dichiara su che cosa lavorerà e alla fine racconta ciò che ha fatto, le difficoltà che ha incontrato. E’ un momento importante di assunzione di responsabilità: imparano a esprimersi, a parlare di sé. Il cerchio si svolge a terra sul tappeto nella scuola elementare, dove abbiamo vari tappeti perché a questa età stanno ancora molto volentieri a terra, a differenza dei ragazzi della media che preferiscono i tavoli e dove l’attività del plenum si riduce a due ore la settimana con le sedie in cerchio.  Si attua un forte lavoro tra insegnanti e familiari dei ragazzi; per noi è molto importante l’azione di coaching – consulenza individualizzata ai processi di apprendimento – compiuta dagli insegnanti negli incontri con i genitori e direttamente con i ragazzi: si traduce nel seguire ogni bambino o ragazzo per come è, partendo dalle sue predisposizioni, capacità e abilità individuali, permettendo loro di avvicinarsi ai saperi attraverso i canali di apprendimento a loro più consoni.  Nelle classi Montessori circa ogni mese c’è una serata con le famiglie. Alle elementari ci sono tre uscite di sabato a tema: la neve, il bosco, un museo, il gioco.. Incontri frequenti con i genitori sono importanti per avvicinarsi ai mondi molto diversi da cui i nostri allievi provengono, per conoscere quali esperienze o abilità abbiano sviluppato, dove siano vissuti prima di venire da noi. Nel lavoro delle classi non è meno basilare avere chiaro sullo sfondo il programma richiesto dallo Stato, ma al suo interno favorire la gestione autonoma dei piani di lavoro delle singole materie attraverso il lavoro libero: la preparazione dei materiali, la loro esposizione in forme adatte e le fasi di introduzione progressiva ad essi; inoltre i piani di lavoro settimanali. Il risultato è la gestione costruttiva del lavoro libero. I ragazzi sanno che la loro è una scuola pubblica, con obiettivi precisi. Questo significa che alla fine si arriva anche alle votazioni e alle pagelle d’obbligo, che però non sono mai al centro del lavoro. Nelle elementari le pagelle – di cui sono protagonisti i ragazzi e non i genitori – sono accompagnate da una lettera personale a ogni alunno in cui, con parole semplici si mettono in evidenza gli aspetti positivi ottenuti e quelli ancora da raggiungere. Alle medie questo non si fa più per tutta una serie di problemi, non ultimo la presenza di molti insegnanti in una stessa classe, ma con i ragazzi si parla molto e soprattutto a tu-per-tu nel coaching. Sappiamo che nell’ambiente esterno sono assai diffusi i pregiudizi sulla scuola Montessori; se ne parla come di una scuola “per bambini che non stanno seduti”, ma non è così. Ci sono regole ferree in principio riguardo all’ordine, alla moderazione delle voci, però non c’è paura, il clima di lavoro è positivo, incoraggiante e i bambini sono concentrati su ciò che fanno. Ovviamente è essenziale il lavoro di team tra i docenti. Si fanno piani di lavoro settimanali che prevedono attività interdisciplinari come ad esempio l’attività teatrale che include tedesco, italiano, storia, arte e musica. Inoltre insegnanti già formati presentano materiali ai colleghi inesperti, inclusi quelli di sostegno. Il plenum dei ragazzi si fa due volte la settimana. Certo, in Alto Adige abbiamo e abbiamo avuto la fortuna di avere granAi fini della valutazione sono previsti due o tre compiti in classe per ogni materia. Per ottimizzare i tempi e l’apprendimento personale, le interrogazioni avvengono durante il lavoro libero: di volta in volta è il singolo ragazzo che si propone per essere interrogato dall’insegnante di riferimento. Si evita così l’esposizione alla classe e il rischio di confronti non sempre benevoli. Si tratta di modi di pensare contrapposti, fidarci di una sorta di contagio per il quale gli adulti abbiano sempre più fiducia nei ragazzi e sempre meno paura di scelte di libertà. di sostegni economici, ma qualcosa si puo’ fare ovunque per avviare nuclei di cambiamento dalla parte dei bambini e dei ragazzi. Si potrebbero esplorare le risorse all’interno dell’ Ufficio Scolastico Regionale, partire dalle elementari, cominciare a formare insegnanti interessati. Il bombo, per il peso e la forma che ha, non potrebbe volare, ma non lo sa e quindi vola

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