Puntare sulle performance o sulla felicità?

Vi presentiamo un interessante articolo di  Patrizia Del Pidio pubblicato su “orizzontescuola.it”  a commento di una statistica OCSE sulla scuola e sulle  perfomance degli studenti. Ne esce un quadro che può essere sorprendente  per 

 i non addetti a i lavori ma non certo per gli insegnanti che conoscono il circolo vizioso demotivazione- fallimento -demotivazione. Questo articolo segue e si associa a quello ultimamente da noi pubblicato dal titolo “A scuola come cani da tartufo” che vi invitiamo a rileggere alla luce dei dati sotto riportati.

 

La foto che rimanda l’Ocse della scuola Italiana non è affatto incoraggiante, quello che emerge dai focus di Pisa  è un ritratto poco lusinghiero della nostra scuola dove studenti scontenti e poco preparati fanno da contraltare a docenti troppo concentrati sulle performance e sui voti.

Quello che lamentano gli studenti è una insoddisfazione generalizzata nel rapporto con i professori che pensano più ai voti che al benessere dei ragazzi.Allievo annoiato Immagini Stock Libere da Diritti

Dal focus di Pisa emerge che un buon rapporto con i professori vanno ad influenzare il profitto dei giovani poiché studenti più felici sono anche più brillanti.

L’Italia nella classifica Ocse resta al di sotto della media con Paesi come Argentina, Russia, Grecia e Stati Uniti. Per quanto riguarda il livello dei voti di matematica l’Italia totalizza 485 contro la media 494.

In Italia solo il 75% degli studenti è felice di andare a scuola, dato che cozza contro il 80% della media Ocse.

La media dei voti in Paesi come Giappone, Cina Singapore e Liechtenstein è tra i 550 e 600 e la felicità degli studenti sfiora il 90%.

La felicità dei giovani asiatici è sottolineato dall’Ocse che fa notare che nella maggior parte della scuole di questi Paesi i presidi danno molto più peso al benessere emotivo degli studenti più che alle loro competenze scientifiche. In Italia solo il 60% dei dirigenti la pensa in questo modo.

Francesca Borgonovi, economista dell’Ocse e autrice dello studio fa notare che in Italia gli insegnanti pensano soprattutto alle performance dei ragazzi e ai loro voti perché uno degli obiettivi principali del nostro Paese è quello di migliorare la preparazione degli studenti. Purtroppo lo si fa trascurando il benessere dei giovani che sono demotivati andando a vanificare tutti gli sforzi per migliorare la preparazione. Secondo la Borgonovi si rischia un paradossale corto circuito in questo modo trasformando l’insoddisfazione degli studenti in un elevato numero di assenze e ritardi.

Quello che va cambiato secondo l’economista è l’approccio con gli studenti che sempre più spesso si annoiano sui banchi di scuola. Sarebbe possibile secondo la Borgonovi superando «l’insegnamento frontale che è anacronistico e poco legato all’apprendimento, oltre che poco legato al wellbeing dei ragazzi» e cercando di sperimentare, invece,  «l’insegnamento per progetti, facendo lavori di gruppo, dando ai ragazzi la possibilità di fare domande, come avviene in Giappone».

 

 

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2 Responses to “Puntare sulle performance o sulla felicità?”


  1. 1 Margherita 16 aprile 2015 alle 18:10

    A che titolo un’economista ( sia pure della prestigiosissima Ocse) giudica il lavoro dei docenti? in base a quali competenze pedagogiche e didattiche? E’ mai entrata la signora in una classe o si limita a sentenziare sulla base di dati, a mio avviso, discutibili? lo scopo comune, da parte di ministero e mezzi di informazione (-disinformazione) … , sembra quello di delegittimare il lavoro dei docenti, considerati inadeguati, incapaci, non “sufficientemente buoni”, poco amichevoli, seguendo canoni che ricalcano acriticamente il modello televisivo ( con sempre più”spezie”e “pepe” che sostanza) , come per dire che “la cattiva maestra” di Popper è assurta a modello di riferimento della buona insegnante, così come l’azienda lo deve essere per la gestione della “buona” scuola . In maniera semplicistica e demagogica viene presa in esame una sola delle variabili che entrano in gioco nel processo di apprendimento-insegnamento, escludendo tutte le altre, in modo da non individuare le rispettive responsabilità- irresponsabilità : il numero di alunni per classe, livelli di partenza, contesto socio-culturale, presenza di alunni disabili, stranieri, bes, dsa, strumenti didattici, insegnanti di sostegno, clima sociale e relazionale nel gruppo classe, rapporto di collaborazione scuola-genitori, scuola-servizi sociali ….
    Vogliamo ampliare un po’ lo sguardo prima di levare il dito su chi lavora in prima linea con sempre maggiori difficoltà?

    • 2 ferdiciani 18 aprile 2015 alle 13:12

      In realtà si tratta di una statistica che prende in esame un solo punto, il rapporto tra successo scolastico e benessere emotivo. L’analisi dei dati porta ad un’ipotesi che non è verità assoluta ma che è a mio parere molto plausibile. La felicità a scuola può dipendere si da tanti fattori ma la maggior parte di essi sono in mano ai dirigenti e agli insegnanti, se lo vogliono. Una scuola che metta al centro la persona invece dei programmi è più capace di creare felicità negli studenti piuttosto che una scuola assillata dalle competenze, dalla didattica e dalla valutazione, perché quest’ultima non ha tempo da dedicare agli alunni disabili, stranieri, bes, disagiati e anche ad un rapporto veramente educativo con i genitori. E’ vero tuttavia che gli insegnanti lavorano in situazione di grave difficoltà e che questo non viene facilmente recepito dalla politica e neanche da parte dell’opinione pubblica. L’autonomia scolastica consente però di fare qualcosa a partire dai soggetti direttamente coinvolti per rendere la scuola un luogo più sano e vivibile per tutti.


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