Il modello di scuola Renzi-Duncan

L’articolo che segue è scritto da Alain Gussot, docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna. Ci sembra interessante offrirvi il parere di un accademico di notevole levatura. E’ importante infatti che anche il mondo scientifico, della Cultura, con la C maiuscola, prenda posizione in merito alla riforma Renzi.  Perché qui c’è in ballo più del malcontento degli insegnanti, c’è in ballo il modello di società che vogliamo costruire per i nostri figli.

 

Molti forse ignorano dove la riforma de “La Buona scuola” trova le sue radici ideologiche, si tratta di un copia in colla del progetto neoliberista di Arne Duncan, sottosegretario all’istruzione del governo Obama. Il progetto delle Charter school.DuncanArne.jpg

Ma di cosa si tratta? Le Charter school sono scuole basate sul principio dell’auto-imprenditoria, scuole primarie e secondarie che ricevono meno soldi pubblici e che si devono gestire sulla base di donazioni private. I piani dell’offerta formativa di queste scuole si basano sui vaucher e i finanziamenti privati (sponsor), i bonus in funzione, appunto, delle donazioni effettuate. In quelle scuole-imprese il dirigente scolastico e il suo staff funzionano come una vera e propria direzione manageriale e le famiglie ricche vi partecipano in quanto azionisti (donatori) che fanno donazione. Significa che se la charter school si trova in un quartiere popolare ad alta densità di povertà e disoccupazione non ci saranno bonus e il livello dell’offerta formativa sarà molto basso e solo funzionale ai bisogni del mercato.

Questo progetto aziendalistico e competitivo rappresenta come scrive il pedagogista critico statunitense Henry Giroux un vero disastro per l’idea di scuola pubblica e democratica: “Il modello Duncan di una scuola su base aziendale non è in grado di fornire una educazione di valore”, introduce una vera deregolamentazione di tutto il sistema dell’istruzione pubblica privilegiando gli studenti del ceto medio e accentuando le diseguaglianze con un sistema formativo a più velocità. Questo con scuole per l’elite ricca e quelle per gli altri, in particolare per i figli delle classe popolari, gli afro-americani e gli ispanici. Inoltre la competizione è al centro di questa filosofia educativa neoliberista. Scrive Giroux:

Le caratteristiche di questa politica educativa reazionaria  sono ben note: sfrenato individualismo in tutti i settori, eccesso di competizione, mercificazione del sapere, uso degli high-stakes test (test di livello, da noi con le prove Invalsi, ndt) come forma di valutazione definitiva dell’apprendimento e valori d’impresa come metafore per eccellenza del cambiamento educativo”.

Si assiste così negli Stati uniti ad una fuga delle famiglie del ceto medio alto bianco verso le scuole private e ad un costante impoverimento delle scuole pubbliche, demolite dalle Charter school (nuove suole ghetto per molti). Inoltre il dirigente-manager delle Charter school ha il potere di selezionare il personale e d’introdurre dei contratti flessibili per gli insegnanti trattati come i salariati di qualsiasi altra impresa privata. Ecco il fondo neoliberista del progetto ‘la Buona scuola’ : si tratta dell’introduzione di un modello aziendalistico e ultra competitivo che fa del dumping formativo uno strumento per scardinare la scuola pubblica eguale per tutti e aperta a tutti.

Il progetto costituisce una vera contro-rivoluzione culturale e una contro-riforma nella misura in cui non considera più la formazione dell’uomo e del cittadino come una priorità. La priorità è altra: si tratta di educare le future generazioni ad essere sufficientemente flessibili e funzionali – sufficienti competenti per la logica del mercato e dell’impresa capitalistica – agli interessi dei padroni e dell’economia finanziaria. Si tratta insomma di formare le future generazioni di nuovi schiavi salariati e di sudditi.

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