Cara Opinione Pubblica….

Nel nostro paese gli insegnanti non godono di una opinione pubblica molto favorevole. Tre mesi di vacanze estive, quasi un altro mese tra feste natalizie, pasquali e ponti , molti pomeriggi “liberi”. Se qualcuno riesce a farli lavorare un po’ di più tutto di guadagnato per il paese….Il ragionamento è di quelli semplici e penetranti che non lasciano scampo. Perché gli insegnanti non dovrebbero fare le 36 ore d’ufficio come tanti altri dipendenti pubblici? Perché gli insegnanti non vogliono essere valutati e soggetti alla selezione del merito? Perché vogliono insegnare liberamente e non essere sottoposti a controllo? Il merito della riforma Renzi, di fronte all’opinione pubblica, è senz’altro anche quello di aver messo un po’ “in riga” la “privilegiata categoria” .Risultati immagini per immagini insegnanti

Le proteste accese del mondo della scuola (non solo insegnanti ma studenti, famiglie, personalità della cultura) sembrano  non aver sortito un effetti riabilitativo. Molte persone comuni che non hanno a che fare direttamente con la scuola si  chiedono il perché di un movimento di contestazione così acceso e senza precedenti. E’ vero, occorre ammetterlo, alcuni privilegi ci sono ma attribuirne la strenua  difesa agli insegnanti non è del tutto corretto. In realtà far stare a scuola maestri e professori 36 ore la settimana  costerebbe allo stato (in personale, consumi elettrici,  tecnologie e spazi riservati e attrezzati per preparare le lezioni…..) più di quanto il governo sia disposto a  spendere.  Gli insegnanti inoltre  si trovano a lavorare in un campo delicatissimo quale quello educativo senza risorse sufficienti , sempre più ridotte, e malgrado ciò hanno saputo nei decenni far sopravvivere la scuola  in modo dignitoso caricandosi di ruoli non propri, sostitutivi spesso della famiglia, dello psicologo, dell’assistente sociale. Gli insegnanti, nonostante ciò che si può pensare di essi, credono nel loro lavoro e cercano di farlo bene; non sono contrari all’aggiornamento, pretendono che serva loro a qualcosa quando si trovano in classe; non sono contrari ad essere valutati,  vogliono essere valutati  sul proprio lavoro e non su parametri standardizzati e burocratici che finiscono per danneggiare la didattica e gli stessi studenti; non pretendono di insegnare ciò che vogliono ma neanche di essere messi in posizione di ricatto o di pura mano d’opera rispetto alle scelte del dirigente. La lotta che  stanno attuando non è per i propri privilegi o  per gli aumenti stipendiali , è la lotta per la democrazia degli organi collegiali, per il pluralismo culturale  e la libertà d’insegnamento, per salvare dalla competizione intestina  ciò che resta di una comunità educante, per un ambiente d’apprendimento sereno per i ragazzi.

La deriva efficientista e meritocratica che ha preso la scuola non porterà gli insegnanti a lavorare di più ma  a lavorare in condizioni peggiori. La Pedagogia del Gratuito ci insegna che motivare al lavoro non è premiare e punire ma è creare le condizioni perché il proprio lavoro piaccia.

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