Nulla è imparato se non è amato

Spacciare la pedagogia del merito come la trovata geniale di una riforma che ha la presunzione di autodefinirsi della “Buona scuola”  è  volersi attribuire da parte di chi governa un “demerito originale” che non gli spetta.

Abbiamo già avuto modo di spiegare come in realtà lo spirito liberistico

Risultati immagini per immagine di matteo renzi

di questa riforma si ispiri direttamente al progetto

scolastico statunitense di Arne Duncan con lCharter school , scuole basate sul principio dell’auto-imprenditoria e del merito.

 

Discendendo indietro di un paio di millenni troviamo già nella  “Institutio oratoria”  di Quintiliano, il primo trattato di Pedagogia scolastica occidentale, i concetti ispiratori di una linea di pensiero che tuttora alimenta le riforme scolastiche: valore della competitività e del merito, docilità e acriticità nei confronti dell’insegnamento del maestro, interrogazione come pressione  per lo studio  sugli allievi. La scuola imperiale romana secondo Seneca è una scuola staccata dalla vita che insegna una cultura che non serve l’uomo ma  lo “status quo” , che premia “ l’ingenium” , diremmo noi oggi la competenza, ma non “l’animus” cioè lo sviluppo integrale dell’uomo.

La lotta tra la concezione produttiva dell’educazione e quella maieutica è sempre esistita e continua tutt’oggi senza risolversi. Al cristianesimo va concesso il merito di una concezione nuova: cade la competitività e la coercizione allo studio; l’educazione è finalizzata al miglioramento dell’uomo, alla crescita della persona.

L’apprendimento va collegato alla volontà e alle propensioni naturali non più al dovere; si annulla la distanza tra maestro e discepolo.

Dice S. Agostino “nulla può essere imparato se non è amato”.  Eppure il cristianesimo

Risultati immagini per immagine sant'agostinoha avuto un’influenza notevole nella cultura nostrana ….ma forse ne ha avuta e ne ha di più la paura della libertà. Tant’è che siamo tornati a credere in una scuola che premia o punisce, che pone traguardi  e che misura, che crede nell’ ingenium, nella tecnologia e non nell’ educazione maieutica, nell’animus dei giovani. Sembra proprio che non ci si riesca a liberare da tale paura. Con tutti i grandi pedagogisti e psicologi che dall’ottocento in poi si sono succeduti , pensate a Rousseau, Tolstoj, Vigotsky, Freinet, non siamo mai riusciti a cambiare radicalmente la pedagogia scolastica e la scuola. L’uomo è in cerca di stabilità, lo “status quo” appare perciò quasi sempre preferibile al cambiamento,  tornare al passato da più sicurezza che andare verso l’ignoto e ciò fa buon gioco a chi detiene il potere e muove  i fili del sistema: mascherare da nuovo ciò che è vecchio , cambiare la forma per non cambiare la sostanza. E noi colpevoli a berci la favoletta, senza opporci, senza reagire, perché nonostante tutto mettere a repentaglio la nostra vita “sicura”, comoda e pigra, possibilmente senza complicazioni,  è preferibile al cambiamento sociale, dubbio, pericoloso e  scomodo. Lo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, il clima di rassegnazione piombato nella scuola all’indomani dell’approvazione della legge 107 dopo una “primavera” di contestazioni e di fermento attivo  che da decenni non si vedeva e che faceva sperare in una rinata coscienza educativa  della base scolastica. I dirigenti hanno ripreso il controllo della didattica e degli insegnanti, dopo quasi sessant’anni di libertà d’insegnamento, la scuola assume gli stessi parametri valutativi di una qualsiasi azienda produttiva, gli studenti hanno sempre meno voce in capitolo e così anche le famiglie. A chi serve questa scuola del I° secolo ? Ai giovani? Agli insegnanti? Alla società? No serve solo alla politica di politici ottusi , senza visione del bene comune e del futuro. Ma la lotta non è spenta, continua; chi crede nella scuola democratica non cessa di far sentire la propria voce perché ha la certezza interiore che il bene alla fine prevale sul male, la saggezza vince sulla stupidità.  La Scuola del Gratuito è in prima linea: noi non ci arrendiamo e ci rivolgiamo a tutti coloro che in molti modi diversi percorrono la stessa strada:  uniamo le forze, è ora di creare una scuola nuova per una società nuova e migliore.

 

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