E se lo bocciassimo?

Occorre ammettere che una logica c’è nel pensiero che vede la bocciatura a fine anno scolastico come  soluzione pedagogica ai problemi di “resistenza” all’ apprendimento  di certi ragazzi. La ratio è questa: promuovere una ragazza o un ragazzo che non ha appreso quasi nulla nel percorso scolastico significa precludergli la possibilità di realizzare in modo costruttivo ed utile il percorso successivo. Se ci si ferma alla misura dei contenuti e delle abilità acquisite la tesi può avere una sua sensatezza. Come negare d’altra parte che  se non conosco le operazioni aritmetiche fondamentali non posso accedere al calcolo algebrico , o se non conosco i fondamenti della lingua non posso leggere e conoscere la letteratura. Ma se  si prova a pensare la scuola e l’educazione scolastica da un altro punto di vista la cosa assume un  significato diverso: gli allievi non sono contenitori di istruzioni, gli insegnanti non sono istruttori, la scuola è il luogo in cui si valorizzano e si condividono i doni personali, l’educazione lo strumento per estrarli. I contenuti allora diventano un fattore relativo, non determinante nel processo di crescita degli allievi, non sono tutto, non sono l’obiettivo primo, sono  uno strumento per sviluppare competenze, non per saturarle.Risultati immagini per immagini insegnanti alunni

Il fatto che un ragazzo o una ragazza  possiedano  o meno certe “conoscenze traguardo” diventa subordinato al fatto di aver fatto fare agli stessi un percorso di crescita relativo a se stessi, senza traguardi se non quelli che può ragionevolmente raggiungere ; in sintonia con la teoria Vygotskyana dell’area di sviluppo prossimale per cui un discente può arrivare a qualunque ulteriore conoscenza se essa  è già prossima alla sua sfera di competenza o per dirla più nostranamente con il maestro Manzi “ fa quel che può, quel che non può non fa” .Una concezione psico -pedagogica moderna per cui ogni individuo possiede un percorso di sviluppo del tutto personale e diverso , nei tempi, nei modi e nei risultati, da quello di tutti gli altri.  Da questo punto di vista la bocciatura perde  la sua logica ferrea: ciò che conta non è più il prodotto finale del percorso scolastico misurato e confrontato con un modello di sapere  creato soggettivamente a tavolino ma il processo di crescita avvenuto in quello stesso percorso valutato guardando la storia di quel ragazzo o ragazza, il loro punto di partenza e quello di arrivo. Se l’allievo non è riuscito ad imparare le equazioni o la sintassi  il suo sviluppo ulteriore sarà facilitato dal ripetere le stesse cose nelle quali ha fallito o accantonarle momentaneamente per puntare sulle capacità che riusciranno a motivarlo alla scuola e allo studio? Nel primo caso avremo un ragazzo o una ragazza coercizzati e demotivati  che dovranno imporsi di apprendere cose  che ne bloccheranno le doti intrinseche solo per ricevere un attestato di promozione. Nel secondo avremo un ragazzo  o una ragazza che liberati dall’apprendimento forzato potranno sviluppare le motivazioni e i processi personali   di crescita . E’ la storia accaduta a personalità eminenti nel campo culturale come Leonardo da Vinci, Einstein, Tolstoi  mediocri studenti, vessati dagli insegnanti, divenuti, a dispetto dei loro giudizi, geni dell’umanità. Per liberare le doti naturali degli studenti è necessario liberare gli studenti dalla scuola, almeno da questa scuola. Trattenerli un anno o un anno ancora significa solo ritardare tale liberazione e ritardare il loro sviluppo. Promuovere chi non raggiunge “gli obiettivi” non significa giustificare  il suo mancato impegno  ma metterlo in una posizione di nuova fiducia e di nuova carica  che lo solleciti ad estrarre  il meglio di se, sapendo che non è l’obbligo che muove la motivazione ma la fiducia e la relazione.

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