Quale Scuola per quale persona

Ospitiamo un bell’articolo di Riccardo Ghinelli  che in modo acuto e profondo ci aiuta a riflettere sull’influenza culturale del sistema sociale  in merito all’educazione dei giovani mettendo in evidenza come  l’istruzione scolastica tenda a spingere le personalità degli studenti all’adattamento al sistema stesso  piuttosto che alla realizzazione dei propri  interessi e capacità rinunciando alla riflessione personale e alla consapevolezza. E’ compito della scuola invece aiutare i giovani a cambiare , rinnovare  attraverso una riflessione critica,  una società che non risponde più alle esigenze di umanità dell’uomo.

 

Si dice comunemente che il compito della Scuola sia quello di educare, cioè portar fuori quello che c’è di buono nella persona. Non è detto che questo sia sempre lo scopo di un sistema di istruzione. Molto spesso lo scopo è invece quello di formare individui che di adattino ad un certo tipo di società.

In un saggio uscito qualche anno fa all’interno del volume “Economia come impegno civile”, una raccolta di scritti sull’Economia di Comunione”, Stefano Bartolini e Renato Palma affermano che le scelte culturali delle società avanzate privilegiano sistematicamente la capacità di adattamento individuale, prendendo l’ambiente economico e sociale come un dato” e “La scuola rappresenta un esempio paradigmatico di come la formazione punti a sviluppare esclusivamente le capacità di adattamento all’ambiente sociale”.

Portano per questo una serie di esempi.

“… devono imparare ad escludere qualsiasi idea di piacevolezza dalla loro attività produttiva. Il tempo per produrre non è un tempo per star bene.

Apprendono che non devono avere alcun ruolo nell’orientare la propria formazione. Infatti l’istituzione non aiuta in alcun modo a coltivare i propri interessi. Gli oggetti dell’apprendimento sono decisi dall’istituzione senza alcun riguardo per l’opinione degli studenti in materia.Risultati immagini per immagini studenti in crisi

I discenti apprendono inoltre a subordinare alle esigenze della produzione le proprie esigenze fisiche (si pensi alla immobilità cui vengono costretti i bambini per la maggior parte della giornata) e le proprie esigenze temporali: imparare ad avere fretta è uno degli aspetti fondamentali della formazione. I discenti imparano quindi un rapporto con il tempo.

La profondità della riflessione viene in ogni modo scoraggiata a vantaggio di una concezione estensiva dei programmi e del tempo che gli studenti dovrebbero dedicare all’apprendimento scolastico, come se solo da esso derivasse il  percorso formativo individuale. Inoltre imparano a competere.

Ad esempio le valutazioni dei docenti sugli studenti sono-individuali ed ogni attività di gruppo scompare ben presto dal percorso scolastico. Ed imparano infine un rapporto con il potere: gli studenti sono esclusi da ogni decisione rilevante che li riguarda”.

E in conclusione:

Una parte fondamentale della formazione impartita riguarda la capacità di obbedire e di annoiarsi, che sono poi le abilità principali richieste all’operaio massa. Al di là del fatto che possono essere sollevati seri dubbi persino sulla funzionalità della scuola attuale per un sistema economico che è ormai postindustriale, l’inadeguatezza rispetto ad un progetto di benessere sembra del tutto fuori di dubbio”.

Risulta subito evidente come queste affermazioni siano molto vicine a quelle che i docenti impegnati nella Scuola del Gratuito fanno sulla Scuola attuale. Ci sembrano importanti due sottolineature finali: non solo l’inadeguatezza rispetto a un progetto di benessere, ma anche rispetto a un sistema economico in rapida evoluzione.

Il testo citato è del 2002 e nel frattempo le caratteristiche di un’economia diversa si sono fatte via via più evidenti. E nel confronto fra questo modello di scuola e la Scuola del Gratuito risulta evidente come la Scuola del Gratuito tenda a formare non solo una persona felice, ma anche una persona di successo.

La persona capace di adattarsi alle condizioni ambientali che trova nell’azienda risulta inevitabilmente un sottoposto, uno capace di adeguarsi a quello che gli viene chiesto.

Una persona abituata a scoprire le proprie potenzialità e a perseguire i propri interessi tende invece a cercare, o magari a creare, l’ambito in cui far fruttare al meglio i propri talenti e, proprio per questo, in quell’ambito avrà buone probabilità di successo.

In ogni caso le imprese all’avanguardia oggi non richiedono più dei semplici esecutori di ordini: vogliono persone che sappiano prendere iniziative e soprattutto rapportarsi con gli altri e queste sono cose che la “Scuola del Gratuito” pone fra i suoi traguardi.

In questo ci sentiamo confermati da esperienze educative che teniamo ben presenti nello sviluppo del nostro progetto.

Ricordiamo che don Oreste Benzi è stato un grande educatore nella fascia di età che nell’Azione Cattolica viene chiamata “pre-ju”. La sua era una educazione che tendeva a portare il ragazzo alla scoperta delle proprie potenzialità e in una delle sue dispense scriveva “Il pre-ju deve essere un capo”. Quando trovava ragazzi in gamba dava loro responsabilità, nella convinzione che aiutassero a crescere. Così sono state formate persone arrivate al vertice dei rispettivi settori, nel mondo dell’imprenditoria, della Sanità e dell’Università. Lo stesso si può dire dei ragazzi della Scuola di Barbiana, che, sotto la guida di don Milani, sono stati incoraggiati a guardarsi attorno e a seguire i propri interessi, piuttosto che ad adattarsi a un programma prefissato.

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