A proposito di compiti

Il rumore mediatico attorno al tema  “compiti a casa” ci sembra un po’ eccessivo  ma non per questo rinunciamo a  coinvolgerci nella discussione, perché comunque discutere e ragionare di pedagogia  fa sempre bene  per chi  ha a che fare  quotidianamente con  ragazzi e  bambini.

La questione  , a nostro avviso,  non può essere impostata in modo dicotomico .

Il lavoro di rielaborazione delle cose fatte a scuola ha una sua  importanza  soprattutto in un tipo di scuola con tempo limitato al mattino e comunque durante le lunghe vacanze quando alcune cose basilari ( la matematica, le lingue ) vanno riprese per non trovarsi poi nelle condizioni di dover ricominciare d’accapo. La scuola di Barbiana , lo sappiamo, non contemplava vacanze ne svaghi durante le lunghe giornate  di lavoro :  “ Non c’era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica. Nessuno di noi se ne dava gran pensiero perché il lavoro è peggio “ (Lettera a una professoressa).Risultati immagini per immagini di bambini a scuola

E’ vero   che oggi  il tempo dei nostri bambini e ragazzi è in gran parte organizzato  e poco è lasciato alla fantasia e alla libertà. L’accusa principale alla scuola non è tanto quella di dare compiti a casa ma il tipo di compiti, obbligati, aridi, ripetitivi: un ripetersi della noiosità scolastica anche nel tempo  che ragazzi e bambini hanno per “riposarsi” dalla scuola  stessa, nutrendo la loro curiosità , inseguendo la fantasia.

E se la  questione  non fosse  semplicemente  compiti si o compiti no ma  riguardasse  l’atto stesso del  darli?  Se lo studio non fosse un obbligo, se non ci fossero le misurazioni, se i tempi di ognuno fossero rispettati, la scuola sarebbe un luogo interessante e il lavoro proposto  piacevole. Ma oggi far leggere  a Pierino un libro come compito estivo anziché dargli esercizi non sposta le cose di tanto: a Settembre  Pierino  verrà  interrogato su quel libro….

Forse occorre smettere di rendere  tutto obbligatorio, di aver più fiducia nella voglia di apprendere e di crescere dei nostri allievi, di rilassarci anche noi insegnanti un pochino e di dirgli che i compiti non sono obbligatori ma sono per loro, affidati a loro , alla loro responsabilità. Il giorno dopo in classe  niente punizioni ma solo correzioni. Sei stato in campagna dal nonno e hai piantato l’insalata? Vale più dei compiti, non preoccuparti;  li puoi recuperare seguendo la correzione  .

E per rivivere un po’ lo stile di Barbiana, l’estate i compiti si fanno tutti insieme, con l’insegnante, un giorno la settimana, piacevolmente rilassati con una bibita fresca in una  mano e la penna nell’altra. Chi era indietro a Giugno avrà  possibilità di migliorare nell’estate, altrimenti di sicuro i compiti a  Settembre  non sarà in grado di portarli  e sarà  indotto a  copiarli per timore. Allora se   imparerà  a imbrogliare e mentire nella vita un po’ di colpa sarà stata anche nostra.

I compiti non sono buoni o cattivi in se , buoni o cattivi sono la motivazione o la costrizione con cui si fanno, il piacere o l’ansia che evocano,  la responsabilità o l’ irresponsabilità che generano.

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