Insegnare è aiutare a crescere

Educare significa aiutare bambini e ragazzi a tirar fuori da se stessi ciò che già contengono  e che sentono il bisogno di conoscere ed esprimere come realizzazione del proprio sé. Educare è quindi un processo maieutico che comporta un grande rispetto della persona e una grande capacità di affiancamento e di stimolo.

Abituati come siamo alla scuola attuale dove gli insegnanti si chiamano docenti e insegnano da una cattedra cose che i ragazzi devono memorizzare e  saper ripetere e sulle quali vengono misurati, parlare di educazione maieutica può sembrare fuori luogo. L’educazione, nella concezione comune, appartiene alla famiglia, forse all’oratorio ma nella scuola essa riguarda essenzialmente ciò che serve ad ottenere dagli allievi un comportamento funzionale alla sua organizzazione.Risultati immagini per immagini insegnanti gratis

Al contrario nella scuola del Gratuito l’insegnante non si percepisce come docente ma come educatore attento ad ogni aspetto del bambino o del ragazzo, cerca di aiutarne l’emersione di tutti i suoi doni e lo sviluppo di tutte le sue intelligenze. Il processo di motivazione dell’allievo non è più basato su fattori estrinsechi quali il voto, la competizione, la promozione ma sul desiderio naturale dello stesso di conoscere ,  crescere e relazionarsi e quindi sulla libertà di apprendimento.

L’obiettivo non è più il completamento di programmi prestabiliti; i contenuti infatti non sono più il fine dell’apprendimento ma lo strumento attraverso il quale il sapere viene presentato, analizzato, discusso e interiorizzato. Ciò che conta maggiormente nella scuola della motivazione è dare risposte alle domande perché la vita e il sapere possano coniugarsi e non restino separati.

Motivare allo studio è farlo amare , presentarlo come stimolante e fantastico per la mente, per la  realtà emotiva di ognuno ,per i sentimenti, i progetti. le relazioni delle persone. Una scuola motivante pertanto non può vivere sulla lezione frontale ma  sulla discussione, sul laboratorio, sulla ricerca, sulla riflessione.

Lo scopo non è quello di sapere tante cose o tutte le cose necessarie al diploma ma quello di arrivare a rendere utile il sapere alle scelte, alle relazioni, alla soluzione di problemi personali e sociali.P1020621

Non può esistere un programma uguale per tutti poiché i bisogni, le attitudini, i percorsi della vita sono differenti per ogni allievo. Ogni allievo rappresenta un programma diverso. La matematica, la storia, le lingue possono essere appresi a  “livelli”, secondo le proprie attitudini e i propri tempi.

Se il bambino o il ragazzo imparano a lavorare in modo motivato non avranno difficoltà a recuperare, quando lo vorranno, ciò che al momento avevano lasciato in dietro per dedicarsi maggiormente ad un’altra cosa

E’ chiaro che senza programmi viene a cadere il metro di confronto quantitativo tra gli studenti; viene a cadere il voto cioè la misura dei contenuti appresi in relazione agli altri, la cosiddetta valutazione oggettiva .  Se ogni bambino e ogni ragazzo compiono un proprio percorso la valutazione non è più una misurazione competitiva  ma un dare valore  alle capacità   di ognuno.  La valutazione oggettiva diviene  soggettiva cioè relativa alla persona; si aprono spazi per altre forme di valutazione, quella compartecipata e l’autovalutazione . Gli allievi  esercitano così la responsabilità imparando a riconoscere e valorizzare non solo le capacità e le intelligenze proprie ma anche quelle degli altri con enormi ripercussioni positive sull’integrazione, sul rispetto, sull’accoglienza reciproci.

Tutto ciò non   ruota attorno all’improvvisazione ma ha bisogno di un’attenta preparazione di classe. Essere liberi e motivati significa, come studenti, essere protagonisti attivi della vita di classe. Al centro delle giornate non c’è più l’insegnante con le sue norme e le sue attività “pronte all’uso” ma un insieme di relazioni democratiche che vedono allievi e insegnante scegliere insieme. Si discutono e si stabiliscono le regole utili alla vita  comune, si concordano l’organizzazione della classe, le attività, gli orari, i tempi. Si organizza la didattica insieme in modo che ciascuno possa partecipare come può e come si sente. I tempi si dilatano ma non sono tempi persi, inutili, perché attraverso questa modalità bambini e ragazzi imparano a scendere in profondità nelle materie di studio, ad andare oltre i contenuti, a tirar fuori da se il meglio, a discutere, analizzare e risolvere i problemi in modo democratico, a divenire consapevoli. Riescono ad unire il sapere con la vita, a comprendere finalmente che esso serve ed è interessante perché è il mezzo attraverso cui analizzarla, comprenderla e valorizzarla. Essi vengono così motivati a crescere, a divenire  cittadini, imparano ad essere parte di una comunità capace di pensare a tutti e ad ognuno.

( dal saggio “ Scuola del Gratuito: esperienze” )

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2 Responses to “Insegnare è aiutare a crescere”


  1. 1 RP McMurphy 15 novembre 2016 alle 14:49

    Questo post ha 742 parole. Le condivido tutte. Dalla prima all’ultima.


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