Registro elettronico: la debolezza dell’educare

Mentre si sta diffondendo in tutte le scuole l’uso del registro elettronico continuano a crescere in molti  i dubbi sull’ ” innocenza” del suo uso nelle relazioni educative. Se da un lato la possibilità di  registrare voti, annotazioni,  programmazioni, relazioni, prenotazioni di colloqui con le famiglie  e altro, rende il lavoro dell’insegnante più agevole e aperto alla trasparenza, dall’altro non pochi sono i punti in cui tale pratica viene a confliggere con  alcuni principi pedagogici  fondamentali. Vediamone alcuni:Risultati immagini per immagini insegnanti al computer

  • Il controllo sugli allievi aumenta notevolmente; ogni genitore può controllare in tempo reale sia i compiti che i ragazzi hanno per casa, sia i provvedimenti punitivi, le assenze e l’esito delle verifiche. In una logica scolastico-poliziesca ciò  rappresenta  il massimo successo ma se si crede che l’educare sia legato al  creare relazioni il registro elettronico viene a rappresentare  un  ostacolo alla crescita responsabile  degli studenti. Non c’è più spazio per la libertà   dell’educando che viene costretto ad essere “sincero” anziché volerlo diventare in un processo di crescita fatto di errori e di passi avanti, di relazioni che si costruiscono , di  consapevolezze che crescono. L’illusione per la scuola è quella di farsi amica la famiglia “incastrando” lo studente, l’illusione della famiglia è quella di possedere un mezzo educativo in più , il controllo totale sul tempo scolastico, quando in realtà viene a perderne  uno fondamentale, la fiducia.
  • Per le stesse ragioni il registro elettronico contribuisce a demotivare gli incontri in carne e ossa tra genitori e insegnanti: non è più necessario recarsi a scuola, basta un clik e il genitore sa . La prenotazione dei colloqui un tempo lasciata ad una richiesta dialogica, ad un contatto reale ( fosse solo per iscritto) tra genitore e insegnante ora è una casella  capace di auto confermare l’appuntamento senza alcuna interazione significativa tra gli stessi. Quasi  a voler sempre più lasciare fuori della scuola la presenza fisica della famiglia a favore di una presenza più   virtuale.
  • Cosa analoga accade tra insegnanti nell’espletamento degli scrutini dove il programma elettronico compila medie, decreta gli “insufficienti”, compila il verbale in un susseguirsi di azioni precise e logiche che lasciano poco spazio alla possibilità di discussione delle situazioni individuali. La sensazione che si  percepisce è quella di una pratica assolta velocemente e produttivamente  ma anche asetticamente. Il già breve spazio di dialogo esistente tra gli insegnanti si riduce ulteriormente e la contentezza di aver fatto presto a fare gli scrutini (si risparmia almeno il 40% del tempo) si scontra con una certa amarezza di aver trattato gli allievi come numeri e non come persone.
  • Gli allievi possono accedere direttamente , genitori consenzienti, al voto. Ciò rende oggettivamente più difficile sperimentare forme diverse di valutazione che tentino di ridurre il fattore misurativo   per incentivare la motivazione intrinseca al lavoro. Il registro elettronico contribuisce in tal modo a rafforzare un tipo di insegnamento competitivo.

Il mezzo migliore per far digerire cose amare è aggiungere dello zucchero: la burocrazia sembra avere sempre più esigenza di fagocitare la sostanza pedagogica  per non  concedere troppi   tempi e spazi alla creatività educativa . L’unico modo certo per convincere noi insegnanti a rinunciarvi è agire sul lato debole di ognuno, il proprio interesse personale: far presto , avere i genitori tra i piedi il meno possibile, coprirsi le spalle, non andare contro corrente. E il registro elettronico, senza volerlo demonizzare,  lo fa egregiamente.

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