La scuola…che serve(r)

Mentre il Piano di informatizzazione del Ministero sembra “convincere” il corpo docente, le scuole si muniscono di  cablaggi, nascono comitati e referenti digitali, si indicono corsi di formazione sul “coding”  per insegnare il linguaggio elementare di programmazione. A pieno titolo la competenza digitale  appartiene al gruppo delle otto competenze fondamentali raccomandateci  dall’Europa ma  frequentando la scuola c’è la pressante sensazione che  si stiano un po’ dimenticando le altre sette, particolarmente alcune, quali  l’imparare ad imparare , il possedere gli strumenti sociali e civici per la vita di relazione,  l’accrescere lo spirito di iniziativa , la consapevolezza e la creatività personale, tutte ugualmente nel novero delle otto “raccomandate”.  Separare gli obiettivi per  puntare sullo sviluppo privilegiato di uno solo non è un’operazione educativamente sana. Anche perché  lo sviluppo del digitale in classe non trova tutti d’accordo; c’è un partito di pedagogisti, psicologi e filosofi che sta lanciando segnali allarmanti sull’uso sempre più invasivo dei social media da parte dei giovani.Risultati immagini

Uno di questi il prof. Manfred Spitzer, psichiatra tedesco, che nel suo ultimo saggio “Demenza digitale” si chiede: “Ci stiamo giocando il cervello? Non siamo più capaci di raggiungere un luogo senza GPS, siamo terrorizzati all’idea di uscire senza cellulare. Bambini e ragazzi  trascorrono davanti ad un monitor più del doppio del tempo che passano a scuola e le conseguenze si vedono nell’incremento dei disturbi dell’apprendimento, dello stress, di patologie depressive, della predisposizione alla violenza “.

Non tutti i mali dei nostri giovani possono essere certamente ricondotti all’uso  di computer o smartphon e  d’altra parte non si può negare che l’informatica ha il pregio di semplificare alcune azioni della nostra vita come la ricerca , i contatti, la memorizzazione, per cui  apprenderne le basi a scuola non va visto come un pericolo  intrinseco se si rimane nell’ambito di studio di una materia come altre. Il pericolo nasce quando se ne enfatizza l’uso come il fattore determinante di una scuola progredita  e “Buona”. La scuola semmai deve insegnarne ai ragazzi  il giusto uso  e questo non si fa con lezioni aggiuntive  anzi solo sviluppando parallelamente quelle competenze educative di cui si è detto e che invece tendono a rimanere indietro quasi che il sistema scolastico e sociale avessero  timore di ciò che può aiutare i giovani a pensare , a sviluppare la consapevolezza, la cooperazione, la creatività,  il dialogo, insomma  le doti più specificamente umane, le uniche doti  in grado di criticare, rifiutare  e cambiare una struttura sociale  sempre più insoddisfacente per l’uomo.  Una scuola super digitalizzata , se pensiamo,  è preferibile per un  sistema economico autoreferenziale quale  il nostro, perché  produce oltre a notevoli profitti l’addormentamento delle coscienze e la propria stabilità. La scuola  ha un compito di cambiamento genetico come nessun altro ente  sociale , per questo la si vuole   rallentata e possibilmente deviata. Siamo noi insegnanti, noi genitori, noi studenti che non dobbiamo permettere che questo avvenga. Evviva tutto ciò che ci sveglia, abbasso tutto ciò che  assopisce .

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La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. leggi tutto

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