L’isola che non c’è

In questi anni abbiamo prodotto un buon numero di  esperienze innovative. Esse possono apparire insufficienti di fronte alla forza della cultura e delle prassi ben organizzate della scuola del profitto. Cultura e prassi che tendono all’auto replicazione e all’auto conferma, retaggio di secoli di pedagogia scolastica fondata sull’autorità e sul potere degli insegnanti.

Eppure esperienze che in un ambiente ostile sono capaci di dimostrare la propria validità motivando all’impegno, suscitando cooperazione e dialogo, integrazione, responsabilità laddove la scuola del profitto non riesce. Non sufficiente a cambiarla in modo evidente e immediato, sufficiente però a rompere quel circolo  vizioso che la rende immobile e immutabile.11540927_1612244529064664_4514200595378532001_n

Occorre non lasciarsi ingannare da certo trasformismo che il sistema adotta nel tentativo di coprire  le sue contraddizioni. Aumenta il numero di scuole che investono in tecnologie, aderiscono a numerosi progetti, concorrono e vincono premi di ogni tipo ma continuano a non saper motivare i propri allievi se non col voto, col premio o il castigo, a considerare le famiglie degli scomodi utenti, un peso i ragazzi in difficoltà.

La scuola del Gratuito non si distingue per il numero di LIM nelle aule ne per la quantità di progetti che produce pur riconoscendone la validità strumentale. La scuola del Gratuito non possiede neppure  proprie metodologie didattiche ma adotta tutte quelle che concorrono a motivare, responsabilizzare, creare riflessione e pensiero, esercitare democrazia e spirito di cooperazione. Essa si distingue per  la collocazione centrale della persona, non sacrificabile a nessun tipo di  interesse. La teorizzazione di un’educazione attenta e rispettosa dei doni individuali d’altra parte nasce duemilacinquecento anni fa con la Maieutica socratica, non è certo invenzione moderna . Ma oggi come allora ne filosofia ne pedagogia sono riuscite ad esercitare  un’influenza reale sul sistema economico sociale. HPIM0269Sistema che pensa se stesso come fine ultimo di ogni cosa e la persona come strumento della  propria sopravvivenza. Una realtà inaccettabile, il principale motivo di infelicità dei nostri tempi; un dovere e una necessità sul piano logico contrastarla e combatterla, ma nel sentire comune  un’utopia. Il sistema attuale  si presenta infatti ineluttabile, chiuso in una spirale così stretta  da non poterne più uscire. Allora ci si adagia, ci si accontenta  di sopravvivere al meglio possibile,  accettando di barattare la felicità con le emozioni.

Alcuni anni fa nel chiostro del convento di S. Girolamo in Spello c’era una targa con il seguente proverbio : se vuoi tracciare diritto il tuo solco punta l’aratro verso una stella”. Puntare in alto, a qualcosa che si trovi fuori della spirale, è l’unico modo per uscire da essa e ritrovare la rotta per la felicità; se non si ha il coraggio di alzare oltre lo sguardo, i nostri tentativi di liberazione, per quanto onesti, non potranno creare rottura, contraddizione, non evocheranno segno e profezia;  verranno semplicemente riassorbiti, ricondotti al sistema stesso senza produrre cambiamento. Il coraggio sta nel cercare ciò che non c’è ancora ma che il cuore e la mente suggeriscono  possa esserci. Sta nel continuare a crederci e provarci nonostante tutto, nonostante lo scetticismo e la malcelata derisione di chi “ sa essere realista” e ritiene sognatori coloro che non vogliono cedere alla ineluttabilità delle cose. Più realisticamente  del loro “ realismo”  parla la paura del combattimento, della lotta che per cambiare è necessario affrontare. Accettare che il nostro vicino, collega di lavoro, amico, parente, creda in ciò che io non riesco a credere significa ammettere che non ho avuto lo stesso coraggio.

L’uomo di oggi appartiene a quel tipo di società che Bauman chiama “società liquida”. Uomini perennemente in movimento secondo la corrente, compulsivamente in cerca del nuovo ma incapaci di fermarsi e impegnarsi profondamente nelle cose, incapaci di reagire quindi alla corrente stessa, di strutturarsi intorno a responsabilità precise. Nel nostro gruppo di ricerca questo fenomeno appare evidente in tante persone che aderiscono per un certo tempo fino a che la corrente li trasporta via in cerca di qualcos’altro. Una corrente che di volta in volta incalza sotto forma di impegni, di tempo  o sotto forma di timore di coinvolgersi o l’uno che fa da pretesto all’altro. La società liquida è la società senza speranza che riduce le attese al breve termine per poi deluderle e poterle rilanciare un po’ più in là a beneficio del  mercato.

Credere nella pedagogia del Gratuito significa sfidare la corrente, trovare uno scoglio saldo, aprirsi alla speranza di un  futuro, credere possibile fondare una nuova umanità assieme ai giovani.

“Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto fino al mattino…….. tu continua a cercare e non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle quello è ancora più pazzo di te” (Edoardo Bennato- L’Isola che non c’è)

Il nostro lavoro speriamo sia almeno un piccolo contributo per chi cerca un modo diverso di vivere, un’indicazione per chi naviga contro corrente verso l’isola che non c’è .

tratto da "Scuola del Gratuito-esperienze"
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