Scuola a km 0

In Italia, secondo il MIUR sono circa un migliaio i ragazzi che frequentano scuole di tipo famigliare ( home schools) in alternativa alle scuole pubbliche o private. In Europa il numero raggiunge qualche centinaio  di migliaia mentre nei soli Stati Uniti il fenomeno supera i due milioni di studenti. La nostra legislazione permette che le lezioni  possano  essere impartite all’interno della famiglia dai genitori “ che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato “      ( art 111 DL 297/94) . Una tendenza al rialzo e probabilmente sottostimata considerando che alle scuole famigliari  vanno aggiunte quelle scuole promosse dalle famiglie ma tenute da veri e propri insegnanti che realizzano ambiti di apprendimento del tutto nuovi, diversi anche dalle  scuole private, dove non esiste il voto, la promozione o la bocciatura, il programma , i libri di testo e le regole sono stabilite insieme, le cosiddette scuole di tipo democratico o libertario.Risultati immagini per immagini scuole parentali

Cosa spinge tante famiglie  a ricorrere alla scuola parentale piuttosto che rivolgersi alla scuola pubblica?

Sicuramente la sfiducia nella scuola istituzionale  accusata di essere incapace di offrire un sapere critico e appassionante ma anche una filosofia  educativa diversa che non si limita all’istruzione, all’assimilazione di contenuti ma crede nella libertà di apprendimento  dei bambini come garanzia stessa di un efficace sapere.

Chiaramente una “home school” non ha problemi di burocrazia, di programmi, di regole che gestiscano grandi numeri di allievi, di valutazioni .  L’apprendimento avviene  in modo informale, in forma di gioco  e di laboratorio con numero di allievi molto ridotto e una governance affidata cooperativamente ad insegnanti, famiglie e non di rado anche agli allievi stessi. Una scuola dei sogni dunque? Forse  , seppure meno ricca di diversità, di opportunità e di sfide rispetto alla scuola pubblica  che  resta comunque per noi il campo di confronto  più interessante, il solo capace di operare il cambiamento sociale   non riguardando  mille ma milioni  di famiglie. Peccato che la  scuola  non sappia ancora rinnovarsi e aprirsi alla libertà e alla gratuità del sapere.  La nostra sfida , la sfida della Pedagogia del Gratuito in fondo è proprio questa, riuscire a portare in tutte le scuole una didattica appassionante che non abbia bisogno di voti , premi e punizioni per sollecitare la conoscenza, una vita di classe che sia  vita di una comunità che sceglie e decide insieme educando la democrazia e la cooperazione dal cuore stesso dei ragazzi, un’integrazione che non sia più solo topografica ma un reale riconoscimento del valore della diversità di tutti, un rapporto con le famiglie che riconosca il loro ruolo di gratuità educativa come essenziale al percorso di apprendimento. La scuola a km 0 è indubbiamente una bella provocazione  ma un percorso di crescita  comporta il muoversi, l’andare verso , il ritrovarsi fuori dell’ambiente famigliare con tanti altri pari  per creare un ambito proprio in cui costruire quella comunità di classe che deve essere altro  dalla famiglia perché rappresenta lo strumento che serve al passaggio del bambino/ragazzo da oggetto di cure a soggetto attivo di bene comune.

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