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Classi spezzate

Di cose buone anche nel negativo se ne possono sempre trovare; ogni esperienza anche la peggiore porta con se aspetti se non altro di esperienza e di messa in guardia da cui trarre lezioni costruttive. La didattica a distanza è a tutti gli effetti una di queste esperienze. Superata l’emergenza sarà necessario tornare a vivere la scuola in presenza, l’unica scuola possibile; a tutti i costi e senza ma, qualunque capriccio si risolva a compiere questo virus  apparentemente  così irriducibile. Il timore di molti di noi che credono solo in tale scuola è che invece si possa proseguire ancora da Settembre  con lezioni almeno in parte via video. Questa sembrava  essere l’intenzione della ministra Azzolina fino alla scorsa settimana  con l’ipotesi di spezzare le classi in modo che una parte segua in presenza e l’altra on line per creare spazi più ampi che garantiscano la sicurezza in aula.Cuore spezzato sigillato isolato. cocci di vetro rosso. | Vettore ...

Viene il dubbio che chi  abita ai piani alti sia ancora convinto che l’unica preoccupazione debba essere quella dell’istruzione   e della didattica. Non senza una ragione  forse si è adottato  il  termine “ didattica a distanza “ e non ad esempio “scuola a distanza “ o “classi a distanza” o anche un semplice e bacchettone “lezione a distanza”. Quasi a voler sottolineare che ciò che contava salvare in un momento di emergenza come questo  era la didattica e non altro.

Quello che fa pensare è la differenza di concezione della vita pedagogica scolastica che i vertici hanno rispetto a chi la scuola la vive tutti i giorni e sa e conosce l’importanza delle relazioni nella crescita personale e sociale ma anche nello stesso apprendimento.

Spezzare le classi a Settembre sarebbe davvero un delitto . Ci sono altre soluzioni possibili da adottare nel caso l’emergenza epidemiologica continui . Se l’affascinante ipotesi delle lezioni all’aperto è troppo ardita per l’ organizzazione scolastica e la preparazione professionale dei nostri insegnanti ( non così ad esempio in diverse nazioni del nord Europa dove tenere lezioni all’aperto rappresenta una consuetudine) si possono creare spazi di sicurezza all’interno delle aule distribuendo la classe su  ambienti contigui . Chiaro che andrebbero aumentati gli insegnanti di supporto; in questo modo , prevedendo turni  mattutini e  pomeridiani, le classi potrebbero rimaner unite e restare “comunità “ in dialogo, in relazione reale , non virtuale. Considerato anche che la ministra Azzolina si è sempre dichiarata contro le classi pollaio potrebbe decretare che dal prossimo anno le nuove classi non contengano più di 15 allievi.  Il modo per far restare unite le classi si trova, se si vuole.

Ce lo auguriamo, ci auguriamo che sia possibile riprendere il nuovo anno scolastico tutti insieme ma con una esperienza in più alle spalle, un’esperienza che induca non solo il ministro ma dirigenti e  insegnanti a comprendere la necessità di un cambiamento radicale nel modo di  far vivere la scuola ai bambini e ai ragazzi.

Parliamo di Scuola….

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Abbiamo bisogno di scuola, non di voti

E’ partita la campagna “abbiamo bisogno di scuola , non di voti” promossa da Movimento di Cooperazione Educativa (MCE) e dal Centro di Iniziativa Democratica Insegnanti (CIDI) per sollecitare i collegi docenti delle scuole italiane all’adozione di forme di valutazione senza voto nell’imminenza del termine dell’anno scolastico e in ragione dell’emergenza epidemica che vede le scuole chiuse e milioni tra ragazzi e insegnanti in difficoltà con le lezioni a distanza. Una campagna che noi come Scuola del Gratuito sosteniamo  e sollecitiamo nella viva speranza che il Ministro Azzolina nell’atto prossimo di deliberare i criteri di valutazione per questo speciale anno scolastico, ne possa cogliere il valore altamente educativo .

 

Proposta ai collegi dei docenti  per una valutazione formativa

In ogni sistema formativo la questione della valutazione è centrale.La funzione principale della valutazione è quella formativa, un processo di valutazione continua i cui destinatari sono sia l’allievo che l’insegnante e il cui obiettivo è il costante progredire dei soggetti impegnati in un percorso di
apprendimento.
La valutazione che si esprime al termine dell’anno scolastico o dei trimestri/quadrimestri ha carattere sommativo. Anch’essa può avere valore formativo, ma quando si concentra sul classificare gli individui con dei voti piuttosto che sul miglioramento individuale abolisce il valore di un percorso di apprendi

mento per sostituirlo con la comparazione.
A ciò si aggiunga che già in condizioni di “normalità”, risulta difficilmente definibile e comprensibile, all’interno di un sistema di valutazione numerico, la definizione del profilo personale dell’alunno, in termini di abilità, competenze, maturazione individuale come conseguenza dell’attività di
individualizzazione/personalizzazione del percorso curricolare.
La situazione che si sono trovate a vivere le scuole italiane in questi mesi può essere l’occasione per rimettere al centro la valutazione formativa e proporre una pedagogia differenziata per tutti che non si configuri solo come una pedagogia del recupero destinata solo ad alcuni, bensì come atto ordinamentale che segua l’evoluzione del singolo allievo, in modo tale da descriverne i traguardi formativi, in rapporto agli obiettivi di curricolari personalizzati.
Nel nostro lavoro di didattica dell’emergenza, ancora di più che in quella in presenza, la valutazione non può che corrispondere al significato di DARE VALORE a ciò che i/le nostri/e studenti/esse possono esprimere in questo momento, nelle forme e nelle modalità più diverse.
Stiamo vivendo una situazione straordinaria che coinvolge tutti i livelli della vita pubblica e delle istituzioni. Una situazione che forse si protrarrà nel tempo, caratterizzando anche il prossimo anno scolastico.
Attualmente a scuole chiuse:
– le proposte didattiche, pur nella grande pluralità connessa agli inediti sforzi del personale, risultano limitate, innanzitutto perché non sempre si riesce a raggiungere tutti gli alunni e tutti allo stesso modo;
le condizioni di accesso alle proposte formative sono estremamente disuguali, sia a causa della diversa dotazione di dispositivi, sia per la carenza di una rete capace di sopportare la trasmissione contemporanea di flussi “pesanti” di dati, sia perché nella maggior parte dei casi, almeno nel primo ciclo, la mediazione con la strumentazione informatica o il telefono richiede quasi sempre la presenza di un adulto;
per i più piccoli, per i meno autonomi, per i più resistenti al nuovo, per quelli che hanno difficoltà la presenza di un adulto “competente” fa la differenza tra il poter utilizzare o meno la proposta formativa;
– la relazione educativa subisce la modificazione della tipologia di feed back significativi da parte del soggetto in apprendimento, del gruppo dei pari, dell’intero contesto classe, della famiglia, a tal punto da
determinare serie difficoltà nella riprogettazione dei percorsi.
In queste condizioni riteniamo siano ancora più evidenti le criticità legate alla valutazione con voto in decimi, non solo per la mancanza di elementi per poter esprimere una valutazione attendibile, ma anche per il rischio di sottolineare e quindi accentuare attraverso una valutazione di questo tipo le difficoltà sociali o legate alla condizione del momento di numerosi studenti e delle loro famiglie.
In più l’uso del voto risulterebbe fortemente lesivo degli sforzi che insegnanti, studenti e famiglie stanno mettendo in atto per mantenere la continuità pedagogica.
Anche in condizioni ordinarie il voto, positivo o negativo, non costituisce uno
stimolo al lavoro, focalizza la prestazione solo sul risultato, inibisce l’autostima e il senso di autoefficacia.
Proponiamo, pertanto, l’adozione di una diversa prospettiva della valutazione valida sempre, ma ora resa più evidente e necessaria dalla situazione di emergenza in cui versiamo.
Una valutazione formativa capace di promuovere e sostenere il dialogo pedagogico, oggi più che mai necessario per i minori, le famiglie il Paese.
Una valutazione senza l’uso dei voti da sostenere e promuovere, così come è esplicitato nelle Indicazioni Nazionali, anche quando l’emergenza terminerà e il ritorno a scuola sarà possibile in presenza.


Cos’è la scuola del gratuito

La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. leggi tutto

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