7 obiezioni alla Scuola del Gratuito

Nel nostro piacevole peregrinare tra conferenze , incontri pubblici o nelle scuole  riceviamo moltissimi apprezzamenti ma anche domande  che lasciano trapelare  dubbi  e perplessità sull’approccio metodologico della Pedagogia del Gratuito. Preoccupazioni di insegnanti e genitori che abituati al sistema educativo basato sul profitto e sul merito non riescono a raffigurarsi un modello diverso  temendone  l’innovazione e il cambiamento conseguente. Proviamo a rispondere allora a quelle che sono le obiezioni più frequenti che ci sentiamo rivolgere, un modo anche per scendere più in profondità  nella conoscenza della Scuola del Gratuito.

 

 

– Non dare il voto può andar bene al massimo alle prime classi della scuola primaria ma poi quando i ragazzi vanno alle scuole superiori o cambiano scuola i voti li ricevono e rimangono traumatizzati.

 

Educare i ragazzi al non voto permette loro di affrontare le prove o le verifiche in modo più sereno perché sanno che quel voto non li determina anzi sono  motivati a trovare altre soluzioni. Non solo ma migliora anche l’apprendimento perché non studiano per un numero, ma per imparare. Sanno benissimo quando sbagliano e quando no, e l’assenza del voto permette una maggiore riflessione anche rispetto ai loro sbagli. Sicuramente dovranno affrontare sfide e frustrazioni, ma saranno anche in grado di capire dove devono migliorare e lo faranno per loro stessi, non per un voto.

L’esperienza poi mostra che un ragazzo più sicuro di sé, passando in un ambiente competitivo e “misurativo” non ha problemi e facilmente si adatta alla nuova situazione.

 

–  Senza voti i ragazzi non si responsabilizzano.

E’ esattamente il contrario. Permettere loro di auto valutarsi implica una forte responsabilizzazione. Sono loro in prima persona che capiscono come meglio procedere e dove fare meglio. Anzi con il voto si sentono colpevolizzatati, la loro autostima cala e pensano di non essere capaci di fare niente.

Il voto invece può causare la deresponsabilizzandone in diverse situazioni.

Ad esempio se un ragazzo si sente ingabbiato dal voto (specie se mediocre) e ormai definito con esso  dall’insegnate/famiglia/compagni, può facilmente cadere in un atteggiamento di impotenza e credere che sia impossibile uscire da quel giudizio “definitivo”

Se un ragazzo ha raggiunto un voto per lui soddisfacente, quasi sempre  non farà più nulla per acquisire nuove conoscenze nella materia, approfondirla di più; misurandosi col giudizio e non con la conoscenza, è quasi inevitabile il fermarsi al “già raggiunto” e non aprire nuovi orizzonti, affrontare nuove sfide, conoscersi meglio, andare più a fondo.

 

 

– Il voto è necessario perché un ragazzo e la sua famiglia devono sapere se è preparato o meno.

Diciamo che il voto serve alla famiglia per poterlo confrontare con quello degli altri, ai ragazzi il voto interessa poco. A loro interessa stare bene e essere voluti bene, imparare divertendosi e scoprire le proprie potenzialità.

Se i ragazzi pensano al voto, lo fanno perché dietro c’è l’adulto che vuole un risultato oppure per confrontarsi con i compagni. Per il genitore è molto più semplice controllare un voto che confrontarsi con una valutazione dialogica. Anche se con quest’ultima si ha un giudizio molto più realistico sul proprio figlio, molto spesso il genitore preferisce un giudizio semplice come un voto secco che dia la sensazione di una valutazione immediata sulla preparazione. In realtà quel  voto dà un’idea molto approssimativa sulla reale comprensione e preparazione del ragazzo.

 

– Lasciare in mano ai ragazzi la gestione seppure parziale della scuola è impossibile, non ne hanno la capacità e la responsabilità, soprattutto nel primo ciclo che sono ancora bambini.

Nel primo ciclo, in 1 e 2 si possono organizzare attività  di gruppo dove i piccoli in prima persona lavorano insieme. In questo modo si alimenta il seme della collaborazione e della cooperazione, i bambini non hanno più atteggiamenti egoisti ma si aprono alle necessità dell’altro. Crescono nella consapevolezza che possono aiutare, dare un contributo e riceverlo. Quando diventano più grandi queste forme di collaborazione si consolidano al punto di permettere loro di gestire attività in classe, giochi o precisi ambienti scolastici. Di fatto le esperienze compiute nella Scuola del Gratuito indicano che  ragazzi di 11 o 12 anni sono perfettamente in grado di collaborare alla pari con gli insegnanti nella progettazione e nella realizzazione di attività che interessano un  intero istituto e di rendersi responsabili  dei loro compagni. Sono in grado di stabilire regole di vita comune efficienti e giuste di autovalutarsi e di valutare in modo corretto fatti didattici e comportamenti.

 

– La collaborazione tra genitori e insegnanti va bene purché ciascuno rispetti i propri ruoli. I genitori soprattutto non devono invadere il campo della didattica.

Con le famiglie è importante essere chiari, significa avere con loro una buona relazione che va costruita ogni giorno, e che non si sentano giudicati. Spesso succede il contrario, gli insegnanti danno la colpa alla famiglia per la scarsa educazione, la scarsa partecipazione, la scarsa collaborazione. Si creano dei muri difficili da abbattere e anche tanta diffidenza. I genitori vanno ascoltati, in fin dei conti i loro figli passano molto più tempo con loro che con gli insegnanti e i genitori li conoscono bene. Vanno coinvolti, invitati. Si scopre così che molti di loro hanno passioni da raccontare, hobby, conoscenze che potrebbe condividere arricchendo discipline e programmi. Se sono sereni e si sentono bene perché vedono che il loro bambino/a sta bene sono i primi a mantenere separati i ruoli in un’ottica di rispetto e attenzione.

 

– Con i genitori è difficile collaborare perché pensano principalmente ai loro figli e non comprendono il sistema scuola.

Se è vero che a volte i genitori si mostrano chiusi in se stessi e sui propri figli  ciò è anche la conseguenza di una visione esclusiva da parte degli insegnanti. Nonostante la democrazia degli organi collegiali e la più volte ribadita ( a livello normativo) importanza della partecipazione degli stessi alla vita della scuola di fatto essi si sentono spesso poco considerati nelle scelte non solo didattiche ma  anche educative. La partecipazione ai momenti collegiali si riduce perlopiù ad un ascolto di ciò che gli insegnanti e il dirigente hanno già programmato. Ciò demotiva la partecipazione e  crea sospetti e diffidenza. La maggior parte dei genitori se coinvolti realmente nella vita scolastica sa rispondere con entusiasmo e competenza. L’esperienza della Scuola del Gratuito ci dice ancora  che è possibile creare comitati, farli partecipare a commissioni miste con insegnanti, renderli protagonisti nella valutazione e nell’orientamento, creare banche del tempo, gruppi di aiuto per tutti gli allievi e tante altre forme di cooperazione, senza conflitti e indebite invadenze di campo.

 

– E’ giusto accogliere gli allievi disabili nella scuola però questo non deve impedire di svolgere il programma e occuparsi dei ragazzi che hanno più potenzialità. Anche loro hanno diritto a veder valorizzate le proprie capacità.

Nella Scuola del Gratuito vige un tipo di insegnamento personalizzato in cui ciascun allievo viene seguito in relazione alle sue potenzialità. Non c’è un programma uguale per tutti ma ciascuno è il programma di se stesso. Chi ha bisogno di ripetere più volte per acquisire un determinato contenuto ripete più volte, chi macina veloce può andare avanti ma anche aiutare i compagni che sono più lenti così come faceva Don Milani nella scuola di Barbiana. In ogni caso ragazze e ragazzi cosiddetti “normodotati” hanno nei confronti dei loro compagni “disabili” un vantaggio che non deriva da merito alcuno ma da una serie fortunata di circostanze che ne hanno permesso il sano ed efficiente sviluppo di capacità e intelligenze. Eppure anche ragazze e ragazzi, bambine e bambini che partono con “handicap” cioè con ostacoli maggiori hanno diritto a veder realizzati i propri doni che hanno ma che spesso nessuno rileva, soprattutto a scuola e nell’ambiente sociale. Chi ha più potenzialità ha anche più capacità autonome di successo nella vita; non sarà certo un programma eventualmente non terminato a diminuirne le possibilità; ciò che invece può mancare loro, come spesso accade, è la comprensione  dei doni di umanità contenuti nei compagni in difficoltà. Mettere al centro della vita di classe questi  allievi significa offrire ai primi occasioni di crescita umana indispensabile per divenire adulti responsabili e felici e a questi ultimi l’occasione di concepirsi  per ciò che sono , unici e irripetibili nella loro utilità sociale anziché  un peso  da sopportare.

 

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Cos’è la scuola del gratuito

La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. leggi tutto

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