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Il nostro progetto di scuola (4)

Eccoci alla quarta puntata del nostro Progetto di Scuola dedicata al rapporto importantissimo con le famiglie. Non ci può essere una Pedagogia del Gratuito senza la cooperazione con la famiglia perché questa è il luogo della Gratuità per eccellenza. I genitori  per gli insegnanti non rappresentano pertanto una utenza e  tanto meno un fastidio per l’azione didattica ma un punto di riferimento fondamentale per educare insieme in spirito di cooperazione .

  • Strumenti per la cooperazione educativa con le famiglie

I decreti delegati DPR 416 del 31/5/1974 rappresentano per la democrazia scolastica un punto di svolta ed un cardine essenziale. Per la prima volta nella storia della scuola italiana la partecipazione attiva delle famiglie al processo educativo scolastico diviene norma. Alla scuola viene riconosciuto “ il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica” (art.1). Vengono così istituiti il Consiglio scolastico distrettuale, quello provinciale, il Consiglio di Istituto, il Collegio dei docenti e il Consiglio di classe e interclasse.

Negli anni, però, ciò che doveva rappresentare una rivoluzione di sistema, si è rivelata in gran parte

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una delusione. Soprattutto in quegli organi più interessati all’agone educativo come i consigli di classe  e interclasse la partecipazione dei genitori è andata scemando e la loro presenza è divenuta sempre più formale e insignificante. Si è così progressivamente ingenerata  la tendenza a ritenere che gli organi collegiali siano strutture ormai superate   aprendo al rischio di una involuzione antidemocratica del governo delle scuole.

Al contrario gli organi collegiali  vanno invece potenziati e forniti  dei  migliori strumenti necessari ad una partecipazione realmente  attiva e democratica. La causa della progressiva rinuncia delle famiglie, infatti , non va tanto attribuita alla mancanza di desiderio partecipativo delle stesse quanto all’avvenuto svuotamento  del loro ruolo. Rilanciare la partecipazione delle famiglie significa allora incrementare la presenza delle stesse nella scuola con strumenti normativi più stringenti e specifici, capaci di annullare il divario di potere tra  i soggetti scolastici e garantire una reale e non formale  cooperazione educativa.

Si individuano pertanto alcune possibili linee di intervento:

  • Ridare forza alla presenza dei genitori nei CdC: i pochi minuti annuali concessi ai rappresentanti degli stessi nel Consiglio di Classe non possono assicurare una partecipazione attiva e propositiva ma solo di ascolto degli insegnanti. Occorre prevedere normativamente tempi più ampi per loro nei CdC e almeno un Consiglio interamente dedicato alle loro proposte, osservazioni e valutazioni ( a partire dalla secondaria di 2° aperto anche agli studenti).
  • Stabilire che ogni scuola metta a disposizione delle famiglie uno spazio dedicato per incontrarsi quando e come vogliono al fine di creare consuetudine al dialogo e confronto tra le stesse. La stessa scuola dovrebbe anche curare la convocazione obbligatoria delle assemblee dei genitori prima di ogni CdC in modo da fornire assistenza e supporto ai rappresentanti degli stessi
  • Prevedere normativamente almeno due assemblee annue di tutti gli insegnanti con i genitori della scuola e nelle secondarie di 2° anche con gli studenti per discutere progetti , valutare e proporre  linee generali, risolvere insieme problemi, individuare carenze e punti di forza anche in relazione al territorio, al fine di contribuire al miglioramento dell’azione educativa.
  • La stesura del Piano dell’Offerta Formativa deve vedere seduti al tavolo insegnanti e genitori e nelle scuole secondarie di 2° anche gli studenti.

 

  • Obbligo di formare commissioni di lavoro su aspetti educativi miste insegnanti- genitori in modo da arricchirle di contributi culturali e operativi preziosi. Nelle commissioni delle scuole Superiori di 2° delegati di genitori e insegnanti lavorano insieme a quelli degli studenti.

 

  • Ogni scuola, all’inizio del percorso pluriennale, invita i genitori a narrare agli insegnanti di classe i propri figli in modo da migliorare la propria azione educativa in base alle diversità e alle capacità specifiche dei singoli allievi che solo i genitori possono conoscere e trasmettere in modo positivo e costruttivo. La narrazione dei genitori costituisce per gli insegnanti uno strumento educativo fondamentale permettendo loro di personalizzare l’azione educativa stessa. Essa permette anche l’istaurarsi immediato di un buon rapporto tra famiglie e scuola dichiarando da subito la disponibilità di questa  nei loro confronti e predisponendo un clima di collaborazione costruttiva. Tale disponibilità  prosegue, a livello di scuola primaria, in momenti bimensili di concertazione tra gli insegnanti e i genitori dei singoli bambini al fine di creare relazioni di sostegno e di aiuto  agli stessi e una programmazione educativa e didattica continua e personalizzata.

 

  • Nella formazione degli insegnanti va prevista lo sviluppo di temi inerenti la cooperazione con le famiglie e la corretta interpretazione degli organi collegiali.

 

 

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Una serena e Santa Pasqua

a tutti i nostri lettori

 

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Il nostro progetto di scuola (3)

Terza puntata del viaggio all’interno della nostra proposta di modifica del Sistema scolastico nazionale. Il tema che vi proponiamo è quello dell’integrazione, un tema particolarmente importante per la crescita umana e civile dei nostri allievi e per questo particolarmente cara alla Pedagogia del Gratuito. Gli ultimi portano Gratuità in quanto non si pongono al livello della competizione   risultando così i primi interpreti della Pace e della Cooperazione in classe.

  • Strumenti per la valorizzazione di tutte le diversità e per l’integrazione

L’italia è uno dei pochi paesi al mondo ad aver sviluppato leggi avanzate sull’integrazione scolastica. Nelle nostre scuole ragazzi “disabili” e “normodotati” siedono nelle stesse aule e ricevono attenzioni proporzionate ai bisogni individuali. Tuttavia accade ancora spesso che i primi siano considerati un peso ed un ostacolo  per lo svolgimento dei programmi e l’apprendimento dei secondi. L’integrazione rischia così di divenire un fatto formale, una presenza solo topografica di alcuni  accanto ad altri. I ragazzi con problemi vengono facilmente affidati agli insegnanti di sostegno perché quelli curricolari possano dedicarsi più  liberamente ai “normodotati” dimostrando con questo che la cultura scolastica  non è riuscita a cambiare sintonicamente alle leggi.

Risultati immagini per immagini allievi con disabilità

Spesso sono gli stessi organi direttivi della scuola  a contraddire la normativa ponendo il valore dell’integrazione in secondo piano rispetto al rendiconto finanziario per cui si danno  ore di sostegno insufficienti, si formano classi  con “disabili” eccessivamente numerose , non si concedono fondi per gli strumenti .

In realtà l’apparente risparmio economico si trasforma nel tempo in un costo aggiuntivo per la società che si trova a dover fronteggiare situazioni di disagio consolidate e pericolose che avrebbe potuto prevenire. Occorre allora partire dalle classi dove si formano i futuri cittadini e dove  i principi possano esser trasformati in prassi. A garanzia di ciò la scuola ha bisogno di dotarsi di strumenti normativi più specifici.

  • Strutturazione di ore dedicate all’integrazione e alla valorizzazione delle diversità.

Prevedere nel monte ore di insegnamento, dalla primaria alla secondaria di 2° grado, alcune spazi (mensili o settimanali)  da dedicare al confronto nel gruppo classe per discutere problematiche, situazioni relative alla vita in comune, alla diversità, al rispetto, all’integrazione, con particolare attenzione alla valorizzazione dei compagni più in difficoltà. Educare la cittadinanza democratica, pacifica  e responsabile rientra infatti nei compiti istituzionali della scuola ma solo l’affrontare concreto, non teorico, delle situazioni di convivenza, di diversità e anche di conflitto  che si presentano  risulta determinante nella crescita di maturi cittadini. L’integrazione e la valorizzazione delle diversità deve pertanto divenire un laboratorio costante all’interno della scuola, allo stesso livello delle  discipline curriculari.

  • Personalizzazione dei percorsi  indipendentemente dalle certificazioni

Il processo intrapreso dai legislatori ha portato a prevedere oggi percorsi personalizzati per una discreta parte di studenti in classe tra Bisogni educativi speciali, Disturbi specifici di apprendimento e Disabilità. Tale processo va completato, almeno a livello di primo ciclo, in modo da coinvolgere l’insieme classe con  l’adozione di  percorsi specifici per ogni ragazzo indipendentemente dalle certificazioni psico-mediche . Prevedere tempi, modi e contenuti differenti per ciascuno significa evitare la medicalizzazione e la classificazione dei bambini e dei ragazzi sulla base dei loro limiti a favore del riconoscimento della persona come portatrice di doni e di diversità comunque positiva.

  • Numero di alunni nelle classi

E’ chiaro che un tale lavoro di personalizzazione educativa e didattica comporta la necessità di un numero contenuto di allievi in classe soprattutto in presenza di  ragazzi con situazioni problematiche. Occorre una norma più decisa che stabilisca, in tali casi, i 18 alunni per classe come limite inderogabile, al di sopra di ogni valutazione di spesa per la pubblica amministrazione.

  • Insegnanti di sostegno e curriculari

La figura dell’insegnante di sostegno come insegnante della classe e non del singolo allievo va potenziata. Oggi  troppo spesso i ragazzi con situazioni problematiche si separano dalla classe e dai compagni per andare a lavorare con il “proprio insegnante” in modo che la lezione possa svolgersi senza disturbi o interferenze. Occorre  definire meglio la funzione di tale insegnante come specialista di integrazione, colui che aiuta, attraverso la sua esperienza e la sua preparazione specifica, i colleghi curriculari e gli stessi compagni ad integrare nel percorso scolastico di classe  chiunque rischi di rimanere escluso. Importante per tale funzione è stabilire garanzie più vincolanti per la continuità e la possibilità di avere insegnanti specializzati  secondo i bisogni specifici di integrazione che la classe richiede. Ad esempio se nella classe è inserito un allievo  con sindrome di iperattività, o un allievo non vedente è necessario che l’insegnante di sostegno sia competente su  queste e non su altre problematiche, in modo da  curarne in modo appropriato l’integrazione  e una volta assegnato rimanga per tutto il  percorso della classe. Spesso la difficoltà degli insegnanti curriculari a prendersi cura di un allievo “più diverso” degli altri  è dovuta alla mancanza di esperienza e di conoscenza  delle problematiche e delle ricchezze legate alla diversità . Per tale ragione la preparazione all’insegnamento dovrebbe contemplare un periodo di tirocinio anche in strutture  che accolgono giovani o bambini in difficoltà quali case famiglia, scuole in ospedale, carceri minorili, comunità terapeutiche, campi nomadi etc..

Fare esperienza educativa con gli ultimi è una scuola di pedagogia pratica eccezionale ed aiuta a capire come poter gestire una classe in modo integrante e valorizzante mettendo al centro le persone degli allievi prima del programma e della burocrazia scolastica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Cos’è la scuola del gratuito

La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”. leggi tutto

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