Cos’è la scuola del gratuito

La “scuola del gratuito” è un progetto pedagogico che si pone come obiettivo un’educazione capace di liberare la scuola e la società dai disastrosi condizionamenti della cultura del “profitto”.

Essa pone al centro della sua pedagogia la motivazione naturale e gratuita di ogni giovane a crescere e sviluppare i suoi doni; promuove  perciò un sapere interiorizzato e critico, la cooperazione educativa tra tutti i soggetti scolastici, la partecipazione degli studenti all’organizzazione e alla gestione della scuola stessa.

Poiché la “scuola del gratuito” si preoccupa  in primo luogo di educare, la famiglia assume un ruolo attivo sia dal punto di vista progettuale che valutativo. Essa non è più cliente di un’azienda che produce istruzione ma vero partner educativo. Gli insegnanti non si concepiscono più docenti ma educatori e pertanto non possono che formare un’ affiatata equipe pedagogica in continuo dialogo tra loro e con le famiglie.  La diversità è stimata realmente una ricchezza per la crescita umana e culturale di tutti per cui gli allievi più deboli che la “scuola del profitto” marginalizza considerandoli improduttivi, assumono nella “scuola del gratuito” un’importanza fondamentale e un ruolo centrale. Essi divengono i primi promotori della gratuità suggerendo modalità nuove di stare insieme tanto da poter parlare di una “pedagogia degli ultimi”.

L’idea nasce negli anni ’90 all’interno dell’Associazione Papa Giovanni XXIII° fondata da Don Oreste Benzi . Il lavoro di riflessione di quel periodo porta alla pubblicazione di un “Manifesto” (1998 –2003) che rappresenta il documento storico di riferimento.

Nel Febbraio 2009 la proposta coinvolge un gruppo di insegnanti esterno all’Associazione: si costituisce un “ Gruppo di ricerca” con l’obiettivo di formarsi, aprire confronti nel campo scolastico e culturale, sperimentare e divulgare esperienze relative alla “scuola e pedagogia del gratuito”. Nel 2010 nasce anche il Gruppo Genitori che si impegna nell’aiutare le famiglie a recuperare la partecipazione attiva alla vita della scuola e ad essere stimolo positivo agli insegnanti nello spirito della cooperazione educativa.

7 Responses to “Scuola del gratuito”


  1. 1 silvia 14 marzo 2010 alle 01:14

    A proposito di gratuità del rapporto educativo, che non sia fondato sulla logica del profitto e dell’efficenza vi invio una mia riflessione all’indomani della fine del I quadrimestre.
    Note a margine delle pagelle

    Ed anche quest’anno, puntuali, siamo giunti alla tanto attesa celebrazione dei voti.
    Alla consegna delle pagelle, per pochi minuti, ciascun alunno è salito sul podio delle premiazioni, vincenti e perdenti indistintamente, e il coach (ovvero il malcapitato insegnante di turno suo malgrado lì presente) ha dovuto compostamente gioire con i bravi per non offendere i somari, e consolare gli asini per rincuorarli ed incitarli ad allenarsi di più.
    Alla fine delle premiazioni nessuno è rimasto pienamente soddisfatto: chi si aspettava il 9 considerando lo sforzo speso in questi lunghi mesi e chi non riconosceva giusto l’8 del compagno di squadra, che a suo dire non si era allenato abbastanza. Forse i soli soddisfatti sono stati gli asini, che nel malcontento generale si sono sentiti accomunati alla stessa sorte.
    Le premiazioni hanno lasciato l’amaro in bocca a tutti, perché pochi si sono sentiti pienamente apprezzati e capiti per quello che sono e che hanno saputo fare in questi mesi.
    Io, come coach presente quel giorno, ero molto imbarazzata e non vedevo l’ora che suonasse la campanella per svignarmela e lasciare ad un altro collega (certamente meglio inserito nel sistema sportivo) l’onore e l’onere di condurre tale cerimonia.
    A ben guardarle, queste pagelle sono tristi: una sfilza di numeri, scritti in lettere e cifre per non incorrere in dubbi o maleinterpretazioni, affiancate ad un elenco di nomi che dovrebbe evocare il gusto della scoperta e lo stupore della scienza, ma che sembra solo una lista della spesa.
    E di spesa si tratta: questi numeri sono il risultato di sapienti addizioni e sottrazioni, di calcoli tra il dare dell’alunno e l’avere dell’insegnante, calcolo che nella migliore dell’ipotesi si trasforma in travaso di conoscenze (dalla testa dell’insegnante a quella dell’alunno), raramente in comunicazione di passione per lo studio e la conoscenza, in vera educazione , cioè capacità di far emergere dal ragazzo le sue potenzialità e qualità.
    E così, anche quest’anno, puntuali siamo giunti alla resa dei conti cha ha la pretesa di essere oggettiva e di dire la verità sulla vita dei ragazzi.
    Ma in ultima analisi la parola “pagella” non fa assonanza con “gabella”?

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